Recensione: Per dieci minuti

Per dieci minutiAutore:  Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2013

Chiara è nata e cresciuta in un paesino sul lago a un’ora di strada da Roma, Vicarello.

Lì ha avuto i suoi primi successi, le sue prime delusioni, i suoi primi amori. Vive con il marito in una casa attaccata a quella dei genitori, con solo l’orto a dividerli e questo la fa sentire protetta e sicura, ma le impedisce anche di prendersi le responsabilità della sua vita da adulta. Sa che per qualunque problema le  basta “attraversare” l’orto, raggiungere i suoi e farsi aiutare. E, diciamolo, forse in fondo vivere così attaccata ai suoi le fa comodo perchè non ha tutta questa voglia di crescere.

Ma un bel giorno il marito, stanco di quella noiosa routine, le chiede di trasferirsi a Roma e la sua vita, improvvisamente,  cambia.

Chiara fa fatica ad ambientarsi lontana dalla sua famiglia, dal quartiere in cui è cresciuta, dal suo rassicurante lago e viene presa dall’apatia.

La poca voglia di mettersi in gioco, il suo lasciarsi vivere, a poco a poco finiscono per coinvolgere anche il suo matrimonio e suo marito, attratto da una donna più giovane, e affascinato dall’idea di vivere una relazione più spensierata, decide di lasciarla.

Il mondo le cade addosso: si ritrova sola, in una Città che non le piace e perde pure il lavoro,  rimpiazzata dalla diva televisiva del momento.

Le sembra di non avere più un motivo per continuare a vivere, eppure lei ancora non lo sa, ma è proprio da qui che la sua vita ricomincia ad acquistare significato. Ora non potrà più nascondersi dietro le spalle del marito, non avrà più la famiglia pronta a sorreggerla e a risolverle i problemi, dovrà per forza crescere, mettersi in gioco e costruire una nuova se stessa.

Si rivolge ad una psicologa che le dà un compito: ogni giorno per un mese, deve dedicare dieci minuti a fare qualcosa che non ha mai fatto, qualunque cosa, purchè sia nuova.

E così comincia questo gioco e scopre, giorno dopo giorno, dei lati di sè che non conosceva, ritrova la voglia di vivere, scopre persone e posti che, chiusa nel suo mondo ovattato e sicuro, aveva sfiorato senza veramente vedere.

E improvvisamente una mattina si accorge che quel dolore così grande che non la faceva respirare, gradatamente sta passando, che quella sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco non c’è quasi più e capisce di avercela fatta, di essere andata avanti:

“Ma poi è arrivata quella mattina. Dove misteriosamente ho sentito che non faceva più così tanto male là dove faceva male. O che forse, ormai, a quel dolore mi stavo abituando. E che in un modo o nell’altro, insomma potevo andare avanti.  Forse lo stavo addirittura già facendo”

Questo le dà lo stimolo necessario a crearsi degli obiettivi, a proseguire il romanzo che aveva nel cassetto, a trovare una trama che possa interessare il suo potenziale lettore.

E qui la Gamberale ha scritto una frase che da lettrice ho amato molto perchè racchiude un po’ l’essenza di tutti noi che ci rifugiamo nella lettura per evadere dai nostri problemi quotidiani e in un altro mondo in cui “rifugiarci” per continuare a sognare:

“Chi sono, dunque, “i lettori”?
Sono senz’altro persone molto diverse fra loro. Siamo diversi, appunto.
Molto diversi fra noi. Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarliNon ci somigliamo per niente anche se teniamo in mano, amiamo, detestiamo, e se per Natale regaleremo a chi ci è più caro, lo stesso libro.Non ci somigliamo per niente.
Fatalmente, è proprio per questo che, sì non c’è dubbio, Esistiamo.
Uguali solo a noi stessi, con la speranza di affidare a un’altra storia la nostra. Per perderla. Per ritrovarla. Per rimediare, in qualche modo, all’esistenza”.

Ma torniamo alla nostra Chiara, che grazie al gioco dei dieci minuti capisce che “il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano” e realizza che nascondendosi in un rapporto che la faceva sentire protetta, confinata in uno posto noto che le permetteva di lasciarsi vivere senza prendere nessuna vera decisione, in realtà stava perdendo delle occasioni.

“Perché nelle infinite semplificazioni con cui crediamo di metterci in salvo e dentro cui invece ci perdiamo, c’è una cosa, una soltanto, che non può venirci dietro, che non possiamo ingannare. Questa cosa è il tempo. Che è qualcosa di pochissimo, se siamo felici. È qualcosa di tantissimo, se siamo disperati. Comunque sta lì. Con una lunga, estenuante, miracolosa serie di dieci minuti a disposizione. Abbiamo l’occasione di farci quello che ci pare, con la maggior parte di quei dieci minuti. Ma ci sono momenti in cui non riusciamo proprio a coglierla, l’occasione. Ci sono momenti in cui, anzi, ci pare una disdetta. Quei momenti sono bugie. Per fortuna però ci sono momenti come questo in cui dobbiamo saltare”

E alla fine della sua esperienza capisce che spesso ci si sente terrorizzati da certi eventi che in realtà poi si rivelano necessari, per poter crescere.

“Ma Mio Marito mi ha raggiunto proprio in quel particolare punto di noi dove, se toccati, riusciamo a sentirci almeno un po’ speciali. Addirittura fantastici, in certi momenti. A casa… Ecco.  E quando un essere umano ti tocca lì, è dura farne a meno. Hai paura di perdere tutta te stessa perdendo lui. Ma non è così tu sei tu con o senza tuo marito”

Comprende  che la sofferenza provata a causa dell’abbandono del marito in realtà le è servita perchè le ha permesso di diventare una persona nuova, per certi versi migliore di quella che era insieme a lui.

Questa nuova consapevolezza di sè le dà la forza di non lasciarsi andare, di non accettare compromessi che ostacolerebbero la sua felicità e fa sì che lei accolga nella sua vita persone nuove che la agevolano nel percorso di crescita personale e ne allontani invece quelle che  rendono questo cammino pesante, faticoso.

“Ma credo ci siano persone che non dobbiamo sforzarci di accogliere: sono già entrate nella nostra vita mentre non ce ne rendevamo conto. Mentre a chissà cos’altro stavamo pensando E allo stesso modo,ci sono persone che non dobbiamo sforzarci di allontanare dalla nostra vita. Di fatto sono già fuori. Anche loro, sono uscite mentre non ce ne rendevamo conto”

E’ smettendo di restare aggrappati all’idea che ci si è fatta di certe persone  e di certi rapporti che permettiamo a noi stessi di vivere davvero e di prendere in mano la nostra esistenza.

Il senso del libro è proprio questo: a volte è proprio quando ci sembra di aver perso tutto e di aver toccato il fondo che la vita ci dona un’altra possibilità.

Sta a noi saperla cogliere.

Libro molto bello, voto 8

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Recensione: L’altra Donna del Re

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Autore: Philippa Gregory

Editore: Sperling & Kupfer

Anno: 2008

Mi sono interessata a questo libro perchè il film mi è piaciuto moltissimo e perchè adoro le storie che prendono spunto da fatti realmente accaduti. Il fatto il poi che fosse a sfondo storico ha aggiunto quel pizzico di “magia” in più che me lo ha fatto divorare fino all’ultima pagina.

Il romanzo è ambientato nel sedicesimo secolo, in Inghilterra, alla corte del Re Enrico VIII e narra la storia di due sorelle, Anna e Maria Bolena, che, spinte dall’ambizione della propria famiglia, vengono gettate prima l’una e poi l’altra tra le braccia del Re.

Detto così è riduttivo.

Dovete immaginare queste due sorelle, una ambiziosa, sicura di sè, caparbia, l’altra più timida, insicura, remissiva che si vogliono bene e non sanno fare a meno l’una dell’altra, eppure sono in continua competizione. E in mezzo a loro George, un fratello amatissimo da entrambe, che cerca di fare da paciere, assecondando di volta in volta i capricci della sorella “favorita”, ma senza mai dimenticarsi di sostenere anche l’altra, per non farla sentire trascurata.

Chi di noi ha una sorella, specialmente se più grande di età, può ben capire cosa significhi vivere costantemente nella sua ombra, combattuti tra ammirazione e affetto da un lato e voglia di emergere e distinguersi dall’altro.

Immaginate poi quanta competizione ci deve essere e quanta tensione, se entrambe le sorelle cominciano ad interessarsi allo stesso uomo!

La storia racconta che Enrico VIII, ossessionato perchè la moglie Caterina D’Aragona non riesce a dargli un figlio maschio che erediti il Regno, comincia a guardarsi intorno, tra le dame di compagnia della Regina, per individuare una possibile amante.

La famiglia Bolena, nella speranza di ottenere favori e crescere socialmente, decide di sfruttare al massimo la situazione e manda avanti la loro secondogenita Maria, già sposata (matrimonio combinato ovviamente) a William Carey, amico del Re.

Inizialmente le cose sembrano andare bene: lei, grazie anche ai consigli della sorella Anna, appena rientrata dalla Francia, diviene la favorita del Re e in breve tempo la sua amante. Gode di un momento di fama straordinario, il Re le regala gioielli, appartamenti e la sua famiglia ottiene terreni e benefici.

Quando scopre di essere incinta è al colmo della felicità, perchè lei il Re lo ama davvero e sogna un futuro insieme a lui. Questo forse è il suo primo errore, il secondo è quello di sottovalutare le ambizioni della sorella e la mancanza di scrupoli dei propri familiari che non esistano a farla “rimpiazzare” quando si accorgono che l’interesse del Re nei suoi confronti comincia a scemare.

Sono infatti il padre e lo zio di Maria che durante la sua seconda gravidanza incoraggiano la sorella ad attirare l’attenzione del Re per fare in modo che in caso di cambiamenti nelle sue preferenze, sia sempre una Bolena a restare al suo fianco per non danneggiare la famiglia.

Solo che Anna ha delle mire alte, non si accontenta di essere la sua beniamina e la sua amante, vuole diventare sua moglie, vuole essere acclamata come Regina d’Inghilterra.

Comincia così a lavorare di astuzia, per attirarlo sempre di più nella sua rete: gioca al gatto col topo. Un momento prima sembra desiderarlo, un attimo dopo si ritrae. Lo provoca fino a farlo impazzire di desiderio e poi gioca a fare la pudica. Lo tiene sulle spine con sagacia, convincendolo che l’unico modo per averla è ripudiare sua moglie e sposare lei.

Il Re si adopera per fare in modo che il matrimonio con Caterina d’Aragona venga annullato, con manovre non molto pulite che dureranno anni e termineranno con l’allontanamento della regina dal palazzo.

Così facendo si compie il destino di Anna che diventa sì Regina, ma attira su di sè le antipatie e l’odio del popolo.

La gente si rende conto che se perfino la Regina d’Inghilterra può essere ripudiata dal marito e il loro matrimonio annullato, attraverso leggi create ad hoc per ottenere i propri scopi, allora nessuno è più al sicuro.

Quando poi nemmeno lei riesce a dare al Re un erede maschio, ma anzi,dopo aver partorito una figlia femmina, continua ad avere un aborto dietro l’altro, i suoi rapporti con Enrico diventano sempre più tesi e lui comincia a rivolgere le proprie attenzioni verso Jane Seymour, una cugina appartenente alla famiglia rivale.

Presa dal panico, Anna compie gesti non proprio edificanti: brucia un neonato nato morto, consulta una strega per abortire il bimbo che porta in grembo e che non sente più muoversi dentro di lei e arriva a compiere l’atto peggiore, diventando l’amante del fratello.

Nel frattempo fra il popolo comincia a spargersi la voce che Anna appartenga alla stregoneria e questo spinge Enrico ad assumere una balia spia che quando lei partorisce un neonato morto e deforme, glielo va a riferire, come conferma dei suoi sospetti.

Tanto basta al Re per farla accusare di adulterio e stregoneria e farla rinchiudere nella Torre di  Beauchamp.

Oltre a lei vengono arrestati anche alcuni uomini, tra cui suo fratello, accusati di essere i suoi amanti.

La Corte della Corona si pronuncerà contro di loro e li farà giustiziare nel prato davanti alla villa.

Stessa sorte toccherà ad Anna, che verrà giustiziata nonostante le promesse del Re di concederle il perdono a patto che accetti di annullare il suo matrimonio con lui e andare in esilio.

Ma dove abbiamo lasciato Maria? La sorella remissiva che per accontentare le brame della famiglia è diventata la puttana del Re e poi è stata dimenticata da tutti?

Beh lei si è rifatta una vita in campagna e direi che tra tutti i Bolena è stata quella che ha fatto la scelta migliore.

Già dopo la prima gravidanza Maria aveva capito di non essere portata per la vita di Corte e aveva deciso che se le cose con il Re fossero andate male, si sarebbe recata nella tenuta di campagna della famiglia e avrebbe vissuto di quello, occupandosi dei lavori manuali a lei più congegnali, e crescendo sua figlia in semplicità. Quando poi ha avuto Enrico, il suo secondogenito, il pensiero di lasciare la Corte si è fatto via via sempre più vivido, ma i doveri verso la propria famiglia e la paura che ribellandosi avrebbe perso la possibilità di rivedere i suoi figli, l’avevano sempre frenata. E’ stato quando ha conosciuto William Stafford e si è innamorata di lui che ha trovato il coraggio di lasciare la corte e seguire i propri desideri.

Come dicevo, la scelta si è rivelata la più saggia, perché quando l’ira del Re si è abbattuta sui suoi fratelli e la sua famiglia è caduta in disgrazia, lei si è potuta tenere a distanza e condurre la vita che aveva sempre sognato insieme ai suoi figli.

Quello che emerge da questa lettura è la poca considerazione che si aveva della donna all’epoca. La si usava nei giochi di potere per ottenere favori, non ci si preoccupava dei suoi sentimenti e addirittura si arrivava a spingerla a diventare un’amante se questo conveniva alla famiglia. Quando poi non serviva più allo scopo, la si sostituiva con un’altra.

Ciò nonostante sono proprio tre donne ad essere protagoniste in questa storia:

  • Maria sottomessa ed ubbidiente e considerata sciocchina dai propri familiari che però quando si è trattato di decidere per la propria vita ha saputo compiere la scelta più saggia andando controcorrente;
  • Anna, ambiziosa e determinata che con malizia e astuzia ha saputo ottenere quello a cui molte altre ambivano ma che poi è caduta vittima dei suoi stessi giochi
  • Infine la Regina, che nonostante i capricci ed i tradimenti del marito, nonostante si sia cercato di infangare la sua persona inventandosi accuse inesistenti, non ha mai perso la propria dignità e il proprio coraggio

Quelli che sicuramente non escono bene sono le figure maschili.

Il Re capricciosissimo e incostante, gli zii e il padre delle Bolena cattivi e manipolatori, lo stesso George vittima delle sue stesse passioni non è mai riuscito ad imporsi, sempre vittima dei capricci di una o dell’altra sorella, mai in grado di decidere qualcosa per sé.

Per farla breve tanto nei romanzi, quanto nella vita, le Donne sono sempre le migliori 🙂

Voto: 9