Letture di Aprile: Harry Potter

IMG_8784-1(immagine presa dal web)

Era da tanto tempo che mi volevo approcciare a questa SAGA, ma ho sempre rimandato, vuoi per pigrizia, vuoi perchè avevo sempre altri libri sul comodino, vuoi perchè i fantasy non sono mai stati il mio forte. C’era anche una parte di me che li snobbava, credendoli libri per bambini e invece mi sono dovuta ricredere, perchè leggendoli mi sono affezionata ai personaggi e appassionata alle loro storie.

Li ho letti di corsa, tutti d’un fiato perchè ero curiosa di vedere come andava a finire, ma quando sono arrivata al 6°, il penultimo della Saga, ho rallentato per godermi la storia e assaporare le ultime avventure. Da una parte ero ansiosa di sapere, dall’altra volevo non finire mai, per non lasciare i personaggi.

E’ bello quando un libro, in questo caso una serie di libri, ti prende così tanto e ti fa dimenticare la realtà che ti sta intorno. In fondo è questo che noi lettori cerchiamo nella lettura: sogno, evasione, avventura. E devo dire che in Harry Potter troviamo un po’ di tutto questo.

Questa lettura mi è piaciuta tanto anche perchè l’ho commentata passo passo con una mia amica Carla, Fan nr 1 di Harry ed è stato divertente confrontare le nostre impressioni, esprimere i dubbi,  condividere le paure per la sorte dei personaggi, quasi come se si trattasse di una storia vera.

Ero indecisa se recensirli uno per uno o se fare una recensione cumulativa e alla fine ho deciso di parlarne in generale per evitare di dare delle anticipazioni e di rovinare la sorpresa a chi di voi non li ha ancora letti e magari passa di qui per caso.

Harry è in apparenza un bambino come tanti. Rimasto orfano all’età di un anno, viene affidato alle tutt’altro che amorevoli cure degli zii Petunia e Vernon Dursley, che lo costringono a vivere un’infanzia infelice, segregato in uno stanzino, costretto a subire le angherie dell’odioso cugino Dudley.

Il giorno del suo undicesimo compleanno, però, tutto cambia: riceve dapprima delle strane lettere, che gli zii cercano in tutti i modi di tenergli nascoste, e poi la visita del gigante Hangrid che gli svela una straordinaria verità: Harry è un mago e anche i suoi genitori lo erano.

Il ragazzino quindi scopre che tutte quelle strane cose che gli accadevano in apparenza senza la sua volontà (i capelli che gli crescono di notte da soli, il cugino che viene “spedito” sul tetto della scuola dopo l’ennesima vessazione nei suoi confronti) erano scaturite dai suoi poteri, sfuggiti al suo controllo.

Scopre anche che i suoi genitori non sono morti a causa di un incidente stradale, come gli zii gli hanno sempre fatto credere, ma sono stati uccisi dal malvagio Lord Voldemort. Harry scoprirà in seguito che il vero destinatario della sua maledizione doveva essere proprio lui e che la madre ha sacrificato la sua vita per salvarlo. La cicatrice che porta sulla fronte altro non è che la testimonianza dell’attacco subito da Lord Voldermort che l’ha lasciato illeso. Proprio il fatto di essere l’unico sopravvissuto all’attacco di questo potente e malvagio mago, fa di Harry una specie di eroe all’interno della comunità magica, ma gli attira anche le antipatie e le invidie di chi crede che la sua “fama” sia immeritata.

Nella scuola di magia di Hogwarts, che tutti i maghi hanno il diritto di frequentare al compimento dell’undicesimo anno di età,  farà la conoscenza di Ron Weasley e di Hermione Granger, che diventeranno i suoi migliori amici e i suoi compagni di avventura e instaurerà dei rapporti di amicizia che saranno destinati a durare negli anni e diventeranno il fulcro della storia.

Già dal primo giorno, infatti, Harry si troverà invischiato in misteriose avventure che lo porteranno a cercare di salvare non solo se stesso ma tutta la scuola dagli attacchi di Lord Voldemort e sarà grazie all’aiuto dei suoi amici, e alla fedeltà di chi gli vuole bene, che riuscirà a creare un vero proprio Esercito, (l’Esercito di Silente), determinato a combattere contro il male.

Credo che la morale della storia sia in parte anche questa: ok Harry è un predestinato, ha dei poteri straordinari e tutti lo ammirano, però da solo, senza l’aiuto dei suoi amici, non sarebbe andato molto lontano.

Una delle tante cose che mi sono piaciute è stato proprio vedere come i personaggi sono cresciuti, ognuno con le sue peculiarità e col suo ruolo e come i legami tra loro si sono intrecciati e rafforzati nel tempo.

Con il Terzo Volume della Saga (Il Prigioniero di Azkaban) abbiamo cominciato a conoscere qualcosa di più del passato di Harry e dei suoi genitori, perchè è stato introdotto il personaggio di Sirius Black, Padrino di Harry e abbiamo conosciuto Lupin, eccentrico professore, amico dei suoi genitori.

Questo volume della Saga è uno dei miei preferiti, perchè nei primi due volumi Harry vive la sua situazione di orfano con profonda sofferenza: non sa nulla della sua famiglia perchè gli zii si sono sempre rifiutati di raccontare qualcosa di loro, si sente solo, non ha un posto che possa davvero definire casa e invece con l’arrivo di Sirius finalmente conosce qualcuno che aveva un legame profondo con i suoi genitori e accarezza l’idea di lasciare casa degli zii. Per la prima volta si sente voluto, come se anche lui avesse una famiglia come tutti gli altri. E finalmente può fare delle domande su suo padre e sua madre senza essere sgridato o punito. L’ho trovato molto commovente.

Toccante è anche il rapporto che si viene a creare tra Harry e la Signora Weasley, madre di Ron, che si occuperà di lui come di un figlio e che cercherà, con le sue amorevoli cure, di compensare la figura materna. Vedremo come Harry, che non è abituato ad essere trattato con tanto affetto e premura,  si sentirà spesso soffocare da tutte queste attenzioni e tenterà dei moti di ribellione e di distacco.

Altro personaggio chiave è il Preside della scuola: Albus Silente, che diventerà per Harry un vero e proprio mentore.

Con saggezza e determinazione cercherà di stemperare la natura irruente e a volte impulsiva del protagonista, dandogli consigli e suggerendogli punti di vista differenti, per fargli inquadrare gli eventi in modo più oggettivo. Sarà a tutti gli effetti il punto di riferimento più importante per il nostro piccolo Mago con il quale, specialmente nel sesto volume, svilupperà un rapporto speciale.

Uno dei protagonisti definirà Harry “L’uomo di Silente sempre e comunque” e non c’è termine migliore per definire la fedeltà e l’estrema fiducia che  ripone in lui. Vedremo nell’ultimo volume, infatti, come Harry si affiderà ciecamente a lui, anche a costo di mettere a repentaglio la propria vita.

Segnalo, perchè molto bello,  il quarto volume (Il Calice di Fuoco), con un finale assolutamente inaspettato e struggente, ma non anticipo nulla perchè per goderne appieno l’emozione, va letto. Io ho letteralmente “bevuto” le ultime cento pagine.

Il Quinto (L’Ordine della Fenice) invece è pesante: lungo, difficile da leggere, antipatico direi, però vale la pena leggerlo perchè serve ad introdurre il Sesto (Il Principe di Mezzosangue) e il Settimo (I Doni della Morte) che sono dei piccoli capolavori.

Per tutta la Saga si avvertono, dietro la determinazione e, diciamolo, l’arroganza di Harry, la sofferenza e la rabbia per quanto gli è stato portato via troppo presto (la famiglia) e non si può fare a meno di fare il tifo per lui, di sperare che alla fine riesca a vendicarsi. Ma è anche inevitabile provare un pochino di antipatia nei suoi confronti quando lo si vuole dipingere come l’eroe del momento,  che deve sempre “salvare” tutti e sentirsi al centro dell’attenzione. Personalmente ho trovato molto umane le reazioni   di Ron,  stanco di essere l’eterno secondo. L’ho visto quasi come un Robin, nel fumetto Batman e Robin, anche se nel corso della Saga ha modo di riscattarsi e di dimostrare il suo valore in più di un’occasione.

Un aspetto che sia io che la mia amica Carla abbiamo notato, è la somiglianza tra le persecuzioni subite da Harry ed i suoi amici  ad opera dei Mangiamorte, alle persecuzioni degli Ebrei avvenute nella realtà.

Sembra quasi che la Rowling abbia cercato di raccontare la Storia a suo modo, per renderla comprensibile anche ai più piccini.

In effetti le assonanze sono tante: i Maghi che non praticano la magia oscura vengono perseguitati e uccisi e sono costretti a nascondersi, i Mangiamorte occupano la scuola e nella Città vige un clima di vero e proprio terrore, dove chi è diverso, chi non accetta le regole assurde imposte dai seguaci di Voldemort viene torturato e ucciso.

Fa spavento leggere tutto ciò in un libro per bambini, ma se si pensa che sono cose accadute realmente, beh non si può fare a meno di fermarsi un attimo a riflettere sul fatto che l’animo umano è capace di grandi atrocità e che spesso la realtà può essere più crudele della fantasia.

A parer mio, però, quello che la Rowling cerca di trasmettere è un messaggio positivo. In tutti i volumi della Saga ad emergere non è l’orrore per le malvagità commesse da Voldemort e dai suoi seguaci, ma piuttosto l’unione e la fedeltà che i protagonisti hanno gli uni nei confronti degli altri.

Lottano insieme per il raggiungimento di un bene comune e niente è lasciato al caso, perchè anche i personaggi che in apparenza posso sembrare “minori” (come Paciock e Luna, ad esempio) si riveleranno fondamentali per il proseguo della storia perchè saranno proprio loro che guideranno la rivolta, dimostrando tutto il loro valore e il loro coraggio nella battaglia finale.

Diciamocelo: se si fosse parlato solo di lui, del mago supereroe che affronta da solo tutte le avventure, ci saremmo stancati dopo il primo libro, invece a fare il successo di questa Saga è stata proprio la coralità: tutti sono protagonisti, tutti sono importanti per il raggiungimento dell’obiettivo, non solo Harry.

Ed è anche per questo che quando giri l’ultima pagina (dopo aver letto un finale un po’ troppo melenso e scontato per essere credibile), senti che tutti loro ti mancheranno, perchè ognuno ti ha regalato un’emozione e ti ha lasciato un “qualcosa”.

Ed è proprio quel qualcosa che rende un libro diverso e speciale rispetto agli altri e ti fa venire voglia di leggerlo e rileggerlo ancora.

Voto: 8

Recensione: Per dieci minuti

Per dieci minutiAutore:  Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2013

Chiara è nata e cresciuta in un paesino sul lago a un’ora di strada da Roma, Vicarello.

Lì ha avuto i suoi primi successi, le sue prime delusioni, i suoi primi amori. Vive con il marito in una casa attaccata a quella dei genitori, con solo l’orto a dividerli e questo la fa sentire protetta e sicura, ma le impedisce anche di prendersi le responsabilità della sua vita da adulta. Sa che per qualunque problema le  basta “attraversare” l’orto, raggiungere i suoi e farsi aiutare. E, diciamolo, forse in fondo vivere così attaccata ai suoi le fa comodo perchè non ha tutta questa voglia di crescere.

Ma un bel giorno il marito, stanco di quella noiosa routine, le chiede di trasferirsi a Roma e la sua vita, improvvisamente,  cambia.

Chiara fa fatica ad ambientarsi lontana dalla sua famiglia, dal quartiere in cui è cresciuta, dal suo rassicurante lago e viene presa dall’apatia.

La poca voglia di mettersi in gioco, il suo lasciarsi vivere, a poco a poco finiscono per coinvolgere anche il suo matrimonio e suo marito, attratto da una donna più giovane, e affascinato dall’idea di vivere una relazione più spensierata, decide di lasciarla.

Il mondo le cade addosso: si ritrova sola, in una Città che non le piace e perde pure il lavoro,  rimpiazzata dalla diva televisiva del momento.

Le sembra di non avere più un motivo per continuare a vivere, eppure lei ancora non lo sa, ma è proprio da qui che la sua vita ricomincia ad acquistare significato. Ora non potrà più nascondersi dietro le spalle del marito, non avrà più la famiglia pronta a sorreggerla e a risolverle i problemi, dovrà per forza crescere, mettersi in gioco e costruire una nuova se stessa.

Si rivolge ad una psicologa che le dà un compito: ogni giorno per un mese, deve dedicare dieci minuti a fare qualcosa che non ha mai fatto, qualunque cosa, purchè sia nuova.

E così comincia questo gioco e scopre, giorno dopo giorno, dei lati di sè che non conosceva, ritrova la voglia di vivere, scopre persone e posti che, chiusa nel suo mondo ovattato e sicuro, aveva sfiorato senza veramente vedere.

E improvvisamente una mattina si accorge che quel dolore così grande che non la faceva respirare, gradatamente sta passando, che quella sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco non c’è quasi più e capisce di avercela fatta, di essere andata avanti:

“Ma poi è arrivata quella mattina. Dove misteriosamente ho sentito che non faceva più così tanto male là dove faceva male. O che forse, ormai, a quel dolore mi stavo abituando. E che in un modo o nell’altro, insomma potevo andare avanti.  Forse lo stavo addirittura già facendo”

Questo le dà lo stimolo necessario a crearsi degli obiettivi, a proseguire il romanzo che aveva nel cassetto, a trovare una trama che possa interessare il suo potenziale lettore.

E qui la Gamberale ha scritto una frase che da lettrice ho amato molto perchè racchiude un po’ l’essenza di tutti noi che ci rifugiamo nella lettura per evadere dai nostri problemi quotidiani e in un altro mondo in cui “rifugiarci” per continuare a sognare:

“Chi sono, dunque, “i lettori”?
Sono senz’altro persone molto diverse fra loro. Siamo diversi, appunto.
Molto diversi fra noi. Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarliNon ci somigliamo per niente anche se teniamo in mano, amiamo, detestiamo, e se per Natale regaleremo a chi ci è più caro, lo stesso libro.Non ci somigliamo per niente.
Fatalmente, è proprio per questo che, sì non c’è dubbio, Esistiamo.
Uguali solo a noi stessi, con la speranza di affidare a un’altra storia la nostra. Per perderla. Per ritrovarla. Per rimediare, in qualche modo, all’esistenza”.

Ma torniamo alla nostra Chiara, che grazie al gioco dei dieci minuti capisce che “il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano” e realizza che nascondendosi in un rapporto che la faceva sentire protetta, confinata in uno posto noto che le permetteva di lasciarsi vivere senza prendere nessuna vera decisione, in realtà stava perdendo delle occasioni.

“Perché nelle infinite semplificazioni con cui crediamo di metterci in salvo e dentro cui invece ci perdiamo, c’è una cosa, una soltanto, che non può venirci dietro, che non possiamo ingannare. Questa cosa è il tempo. Che è qualcosa di pochissimo, se siamo felici. È qualcosa di tantissimo, se siamo disperati. Comunque sta lì. Con una lunga, estenuante, miracolosa serie di dieci minuti a disposizione. Abbiamo l’occasione di farci quello che ci pare, con la maggior parte di quei dieci minuti. Ma ci sono momenti in cui non riusciamo proprio a coglierla, l’occasione. Ci sono momenti in cui, anzi, ci pare una disdetta. Quei momenti sono bugie. Per fortuna però ci sono momenti come questo in cui dobbiamo saltare”

E alla fine della sua esperienza capisce che spesso ci si sente terrorizzati da certi eventi che in realtà poi si rivelano necessari, per poter crescere.

“Ma Mio Marito mi ha raggiunto proprio in quel particolare punto di noi dove, se toccati, riusciamo a sentirci almeno un po’ speciali. Addirittura fantastici, in certi momenti. A casa… Ecco.  E quando un essere umano ti tocca lì, è dura farne a meno. Hai paura di perdere tutta te stessa perdendo lui. Ma non è così tu sei tu con o senza tuo marito”

Comprende  che la sofferenza provata a causa dell’abbandono del marito in realtà le è servita perchè le ha permesso di diventare una persona nuova, per certi versi migliore di quella che era insieme a lui.

Questa nuova consapevolezza di sè le dà la forza di non lasciarsi andare, di non accettare compromessi che ostacolerebbero la sua felicità e fa sì che lei accolga nella sua vita persone nuove che la agevolano nel percorso di crescita personale e ne allontani invece quelle che  rendono questo cammino pesante, faticoso.

“Ma credo ci siano persone che non dobbiamo sforzarci di accogliere: sono già entrate nella nostra vita mentre non ce ne rendevamo conto. Mentre a chissà cos’altro stavamo pensando E allo stesso modo,ci sono persone che non dobbiamo sforzarci di allontanare dalla nostra vita. Di fatto sono già fuori. Anche loro, sono uscite mentre non ce ne rendevamo conto”

E’ smettendo di restare aggrappati all’idea che ci si è fatta di certe persone  e di certi rapporti che permettiamo a noi stessi di vivere davvero e di prendere in mano la nostra esistenza.

Il senso del libro è proprio questo: a volte è proprio quando ci sembra di aver perso tutto e di aver toccato il fondo che la vita ci dona un’altra possibilità.

Sta a noi saperla cogliere.

Libro molto bello, voto 8

Letture Natalizie (dicembre)

Come vi accennavo pochi giorni fa, a dicembre mi sono dedicata alle letture a tema, sperando di recuperare lo spirito Natalizio e la voglia di festeggiare il Natale, ma il risultato è stato piuttosto deludente.

Insieme al “mio” gruppo di lettura, ho (abbiamo) deciso i titoli di alcuni racconti e stabilito una tabella di marcia, a partire dalla prima metà di dicembre, fino alla Befana.

Pensavo che sarebbe stato carino vedere autori che di solito apprezzo cimentarsi in questi racconti brevi e dato che il tema generale era sì il Natale, ma si trattava pur sempre di “gialli” pensavo che ci sarebbe stato da divertirsi . Niente di più sbagliato! Li ho trovati tutti di una noia mortale.

Questo non fa altro che confermare la mia teoria secondo la quale anche l’autore migliore si perde a dover condensare la trama in racconti di poche pagine. Non c’era suspance, il ritmo delle storie era lento, insomma un disastro su tutti i fronti.

Gli unici che ho salvato sono stati Bianchini (che se avrò tempo recensirò a parte), Vitali e l’intramontabile Dickens che comunque erano romanzi a se stanti.

Ma analizziamoli uno per uno.

regalo di natale Regalo di Natale. Grossa delusione, in questo caso, è stata la Giménez-Bartlett che ci ha abituati alle sue storie simpatiche e ricche di suspance che in poche pagine catturano il lettore e lo invogliano a continuare la lettura e che invece si è “presentata” con una storia senza capo nè coda, finita prima ancora di iniziarla, con un intreccio banale e scontato. Se non avessi già letto altri romanzi di questa scrittrice l’avrei bollata come “incapace” e non avrei mai più letto niente di suo.

Altro pesantone James.. il suo racconto era così tremendo che nè io nè gli altri miei compagni di lettura siamo riusciti a terminarlo.

Bella invece la storia di De Giovanni e della sua Gelsomina Settembre per la quale spero che creerà una serie ad hoc perchè come personaggio è ironico e di spessore e sarebbe bello leggere altre sue avventure.

Carino anche Mavaldi, che inserirò tra gli autori da scoprire. I vecchietti del Barlume, pettegoli di professione che per un giorno si improvvisano detective, sono veramente simpatici e mi hanno fatto venire voglia di conoscerli di più. La storia non è male e la cadenza toscana con cui è scritta mi ha fatto ridere, per cui voto positivo!

La “Casa di Ringhiera” di Recami è leggibile, anche se non mi ha suscitato grandi emozioni, idem per il giallo di Manzini.

In sostanza, se volete leggerlo, vi consiglio Mavaldi e De Giovanni, mentre potete saltare benissimo gli altri.

natale in gialloUn Natale in Giallo. Anche in questo caso ritroviamo alcuni degli autori citati precedentemente alle prese con una serie di racconti gialli e anche in questo caso ne salviamo ben pochi.

I due che mi sono piaciuti sono stati quello di Mavaldi (ritroviamo infatti i vecchietti e il barista del Barlume) e quello della Giménez-Bartlett.

Un 6 – – lo diamo a Recami. Gli altri da dimenticare!

come fu che babbo natale Come fu che Babbo Natale sposò la Befana. l’ho trovato invece carinissimo.

Il Piccolo Tom è in crisi, perchè una sua compagna di classe odiosissima gli rivelato che Babbo Natale non esiste e lui non sa più a cosa pensare. Si rivolge ai propri genitori e li trova combattuti trala voglia di dirgli la verità e il desiderio di non interrompere bruscamente i suoi sogni.. Così, non convinto dalla risposta di suo padre, decide di indagare per conto proprio e nei giardini che percorre per recarsi a scuola scorge un uomo con il giaccone rosso e la barba. Vuoi dire che è proprio Babbo Natale? Da qui si sviluppa questo racconto simpaticissimo, che può essere considerato un romanzo per ragazzini, e di fatto lo è, ma che viene letto con piacere anche da noi adulti, perchè ci porta ad una dimensione di fiaba e ci ricorda l’atmosfera “romantica” che avvolgeva il nostro Natale di bambini.

Canto di natale.pgHo sempre visto con piacere tutti i film tratti da questo romanzo di Dickens, ma  non lo avevo mai letto. Visto che quest’anno come umore mi sentivo molto Mr. Scrooge, ho pensato fosse venuto il colmare la lacuna.

E’ talmente conosciuto che penso sia inutile recensirlo.

Se come me avete voglia di ritrovare lo spirito del Natale, se avete voglia di immergervi in un’atmosfera di altri tempi che vi aiuti a ricordare che la gioia la si trova nelle piccole cose, beh, rileggetelo!

Serie: Agatha Raisin e la Quiche Letale

beaton-quiche

Autore: M. C. Beaton

Editore: Astoria

Anno: 2011

Quest’estate, in uno dei tanti gruppi di lettura presenti su facebook, ho sentito parlare di questa scrittrice, definita “la nuova Agatha Christie” e mi sono incuriosita perché è stato proprio con i gialli di Agatha Christie che da ragazzina mi sono appassionata alla lettura. Ho pensato “devo leggerla”, ma avevo altre letture in programma, mille altre cose da fare e me ne sono quasi dimenticata.

Quando a fine ottobre, oppressa dall’odiatissimo blocco del lettore, ho scartabellato tra i libri in stand-by alla ricerca di qualcosa di leggero con cui occupare la mente, mi sono ricordata di questa serie e mi sono detta perché no, proviamo.

I libri in tutto per ora sono 8 e ho cominciato dal primo, che ho divorato in un giorno.

Certo lo stile non è proprio come quello della Christie, però capisco che possa ricordarla, perché le storie sono ambientate in una piccola cittadina di campagna, dove tutti si conoscono e le avventure che capitano alla protagonista potrebbero essere paragonate a quelle di una Miss Marple dei nostri giorni.

A differenza di Miss Marple, però Agatha Raisin è tutto tranne che un’amabile vecchietta, anzi! E’ egocentrica, determinata, e per ottenere quello che vuole non disdegna di usare mezzi non sempre leciti.

Appena trasferita a Carsely da Londra, dove ha chiuso la sua rinomata agenzia di pubbliche relazioni, Agatha fatica ad ambientarsi: in paese si conoscono tutti e i forestieri non sono visti di buon occhio. Inoltre, l’aver rubato la donna delle pulizie alla sua antipaticissima vicina e il suo modo di fare non proprio simpatico, non la aiutano ad ottenere consensi nel villaggio.

Decisa più che mai a cambiare questa situazione, si iscrive ad una gara di cucina. E’ convinta infatti che se vincerà la gara, diventerà automaticamente popolare e la gente del paese la rispetterà. Peccato che non sappia cucinare!!! Così, pensando di non essere scoperta, si reca in una nota rosticceria di Londra e acquista una quiche agli spinaci da presentare al concorso, spacciandola per sua.

Ma la fortuna non è dalla sua, perché oltre a non vincere la gara, la sua quiche provoca la morte di uno dei giudici e le aliena ulteriormente le simpatie dei suoi vicini.

Agatha però non si arrende: aiutata da un egocentrico ex collega, venuto per farle compagnia, e decisa a riabilitare la sua persona, si mette ad indagare sull’omicidio e, dopo una serie di incidenti e situazioni al limite del surreale, scopre l’assassino.

Giallo leggero, ironico, simpatico.

Lettura poco impegnativa, adatta al periodo che sto vivendo.

Voto: 7

Recensione: Io prima di te

IO PRIMA DI TE

Autore: Jojo Moyes

Editore: Mondadori

Anno: 20013

Mi avevano parlato molto bene di questo libro, ma ero indecisa se cominciarlo o meno. Ho imparato per esperienza che i libri troppo pubblicizzati, che vanno di “moda”, spesso deludono le mie aspettative. Inoltre, sapevo che l’argomento toccato era piuttosto delicato e temevo che sarebbe stato troppo doloroso leggerlo. Invece, niente di tutto ciò! E’ vero che l’argomento è pesantuccio, ma la scrittura è scorrevole e a tratti divertente.

Nonostante questo, le mie 4 lacrime, tra una pagina e l’altra, le ho versate.. ma cosa ci posso fare se sono sensibile? E poi se un libro non ti lascia dentro almeno un po’ di emozione, significa che non è bello, secondo me.

Ma passiamo alla trama.

Louisa Clark è una ragazza tranquilla e ha impostato la sua vita in modo da restare al riparo da qualsiasi emozione. Vive in una piccola cittadina (sempre la stessa da quando è nata) insieme ai propri familiari, fa un lavoro che la soddisfa ma che non la qualifica in nulla e neanche valorizza le sue capacità e sta con un ragazzo che sembra più interessato al suo allenamento di triathlon che a lei.

In questo modo forse crede di sentirsi protetta: fa quello che gli altri si aspettano da lei, accetta di buon grado che tutte le aspettative dei propri genitori siano incentrate sulla sorella, considerata più in gamba e più capace, e lascia che le sue giornate scorrano tutte uguali, senza scossoni o eccessivi turbamenti.

Non si mette mai veramente in gioco in nulla, perchè è convinta di non avere nessuna qualità, nessuna abilità particolare.

E’ solo quando perde il lavoro di cameriera ed è costretta a darsi da fare per cercarne un altro, che finalmente la sua vita cambia e lei si rende conto di avere dentro di sè molte potenzialità nascoste.

Verrà infatti assunta da Camilla Traynor, che ha bisogno di una persona che si prenda cura del figlio Will, rimasto paralizzato in seguito ad un incidente stradale e da quell’incontro tutta la sua vita cambierà e verrà stravolta.

Il compito di Louisa si rivela subito ostico: quando ha subito l’incidente che gli è costato l’uso delle gambe, Will era un dirigente di successo che amava la vita e l’avventura e non si rassegna a dover condurre il resto della sua esistenza costretto su una sedia a rotelle, per questo è scorbutico, antipatico e sembra non gradire assolutamente la sua compagnia.

Col tempo però Louisa imparerà a capire che dietro questa scorza dura, si nasconde invece un uomo sensibile, acuto, in grado di vedere aldilà delle apparenze.

Sarà grazie al suo aiuto e alla sua amicizia, che lei comincerà piano piano ad uscire dal guscio, a capire di avere delle qualità, a desiderare per sè una vita migliore, fuori dalla cittadina di provincia in cui si è rinchiusa per tutta la vita, lontano da persone che non credono in lei.

Proprio quando il loro rapporto comincia ad ingranare, però, Louisa scopre una tremenda verità: Will ha in programma di recarsi in una clinica in Svizzera dove praticano il suicidio assistito e ha concesso alla sua famiglia sei mesi di tempo per abituarsi all’idea.

Lo scopre così, per caso, ascoltando una conversazione tra la madre e la sorella di Will e inizialmente rimane talmente sconvolta dalla notizia, da decidere di licenziarsi in tronco e allontanarsi il più possibile da quella famiglia.

Successivamente però ci ripensa e si impegna anima e corpo nel tentativo di fargli cambiare idea.

Si iscrive ad un forum per persone disabili, chiede informazioni, stringe amicizie e scopre così che sono tante le attività che Will potrebbe fare e che esistono centri creati apposta per consentire anche a chi è disabile di fare sport e attività avventurose.

Crea un calendario di attività sempre diverse con il quale farlo svagare, lo convince ad uscire piano piano di casa, portandolo prima a fare pic nic sul giardino del castello vicino a cui abitano, e sposandosi via via più lontano, fino a fargli fare una vera e propria vacanza.

Spera in questo modo di fargli capire che non deve perdere la speranza e che, anche se è tetraplegico, la sua vita non è rovinata, perchè può ancora emozionarsi, divertirsi, addirittura innamorarsi.

Alla fine di questo percorso si ritroveranno entrambi cambiati, arricchiti dalle esperienze fatte e dalle emozioni vissute.

Voto: 7,5

Le letture di luglio

Lo so, sono indietrissimo con le recensioni del mese ma non ho avuto tempo prima per mettermi a “tavolino” a scriverle tutte. Poi noto che le ricette vengono apprezzate più delle mie maldestre recensioni e quindi.. Cmq prometto che a breve mi metterò in pari.

Letto di ossaPatricia Cornwell è stata per lungo tempo una delle mie scrittrici di thriller preferite, poi con gli anni si è un po’ persa per strada scrivendo libri decisamente aldisotto delle sue possibilità e delle aspettative dei suoi lettori più fedeli. Con questi ultimi romanzi si sta piano piano riprendendo.

Kay riceve via mail delle foto di ossa di dinosauro e dopo pochi giorni viene recuperato in mare il cadavere di una donna di mezza età. Tutto sembra ricondurre alla sparizione di una nota paleontologa, ma la realtà non è come sembra. Grazie all’aiuto dei suoi fedeli collaboratori e dell’instancabile nipote, la Scarpetta riesce a sbrogliare il bandolo della matassa.

La voce delle ossaMolto simile, nel genere, alla Cornwell, Kathy Reichs a differenza sua riesce sempre a mantenere vivo l’interesse del lettore. In questo è aiutata dalla relazione travagliata che la protagonista vive col bel figaccione Andrew Ryan e che fa da sfondo a tutte le sue truculente avventure. Tra un inseguimento e l’altro, tra un’autopsia e l’altra, la nostra Temperance, infatti, non smette di sospirare per il tenebroso tenente Ryan. Diciamocelo, noi lettrici romantiche siamo curiose di sapere come andrà a finire tra i due!  Ma parliamo del libro: in un’abitazione vengono ritrovati i cadaveri di tre neonati, soffocati subito dopo la nascita. La principale sospettata sembra essere una prostituta che vive in quella casa e che è scomparsa da un paio di giorni. Temperance e Ryan partono alla sua ricerca e finiscono nella cittadina di Edmonton, dove, aiutati da un sergente locale (con il quale anni prima Tempe aveva avuto una storia), e dopo una serie di colpi di scena, riescono a dipanare il mistero e a mettere tutti i tasselli al loro posto.

messaggeri dell'oscuritàRitroviamo la tostissima Pedra Delicado e il simpatico Fémin alle prese con dei misteriosi pacchetti anonimi, che vengono fatti recapitare in commissariato.

In ogni pacchetto è contenuto un pene reciso con meticolosità chirurgica. In ognuno è nascosto un messaggio che dovrebbe aiutarli a scoprirne la provenienza. A rendere il mistero ancora più complicato è che non ricevono segnalazioni di cadaveri evirati, ed è impensabile che ci possano essere dieci uomini evirati che se ne vanno in giro per la città come se niente fosse.

La storia è raccontata in modo divertente, con l’ironia ed il sarcasmo che caratterizzano i due personaggi principali, ma senza tralasciare la giusta dose di suspance.Il-cane-di-terracotta

Dei romanzi su Montalbano letti, questo è quello che per il momento mi ha appassionata di più. Si apre con il dialogo tra il commissario Montalbano e “Tanu u Grecu”, un noto mafioso locale, che stanco di fare il latitante, decide di costituirsi alle autorità. Per paura che questo pentimento sia visto come un tradimento da parte delle famiglie mafiose a cui “appartiene” e temendo per la propria vita, propone al commissario di inscenare una finta retata, con tanto di arresto in grande stile, in modo che non si capiscano le sue reali intenzioni. Contemporaneamente, viene scoperto un giro di traffico d’armi e nell’esplorare una grotta in cui si sospetta che vengano nascoste le armi, Montalbano scopre i resti di una giovane coppia. E’ subito evidente che i cadaveri dei giovani amanti sono lì da parecchio tempo, almeno 50 anni, ma a destare la curiosità di Montalbano è soprattutto il modo in cui sono stati sistemati dopo la morte: abbracciati, con accanto un cane di terracotta e una ciotola contenente delle monete. E’ questa indagine parallela, raccontata come solo Camilleri sa fare, che appassiona maggiormente il lettore.

kitchenDi questo libro meraviglioso ho già parlato qui

Recensione: Il principe della nebbia

il principe della nebbia

Autore: Carlos Ruiz Zafon

Editore: Mondadori

Anno: 2001

Ho letto questo libricino in un paio di giorni. A leggerlo continuativamente ci sarebbe voluto anche meno, ma lavorando non sempre è possibile, purtroppo, dedicare alla lettura tutto il tempo che si vorrebbe.

Mi è comunque piaciuto terminarlo domenica mattina, nel mio lettuccio, sotto la coperta, con il freschino del temporale imminente che filtrava dalla finestra socchiusa.

Direi che è la location migliore per leggere un libro del genere.

Si tratta di una storiella leggera, perfetta per una narrativa per ragazzi, ma che si fa leggere piacevolmente anche da noi adulti.

In fondo il bello di Zafon è che scrive romanzi per tutte le età.

Ma passiamo alla trama: siamo nel 1943 e la famiglia Carver decide di trasferirsi in un paesino sull’Atlantico per sfuggire alla guerra.

Appena arrivati in paese fanno la “conoscenza” di uno strano gatto con gli occhi gialli e lo sguardo inquietante, che viene raccolto per strada dalla figlia minore, Irina.  I genitori non sono molto entusiasti all’idea di accogliere in casa un gatto, ma accettano dopo le insistenze della bambina, per evitare di iniziare il primo giorno della loro nuova vita con una discussione.

Pensando di affascinare la famiglia, Maxwell racconta la storia della casa, ma si rende subito conto di aver commesso un errore, quando i figli, specialmente il sensibile Max, restano turbati nell’apprendere che proprio nella spiaggia lì di fronte si è consumato un terribile incidente che è costato la vita a Jacob, il figlio dei precedenti proprietari.

Cercando di distrarre il figlio da questi pensieri, Maxwell si reca con lui in cantina e insieme trovano due biciclette e dei filmini che si ripromettono di visionare tutti insieme l’indomani.

Approfittando della bella serata, Max decide di esplorare il parco attorno alla villetta e scopre un giardino particolare, chiuso da un vecchio recinto. Senza grossa fatica riesce a forzare il lucchetto e ad entrare e rimane affascinato dalle strane statue raffiguranti immagini circensi da cui è composto e dal simbolo (una croce a cinque punte) che sormonta il cancello. Il fascino si tramuta in terrore quando una delle statue sembra muovere una mano in un silenzioso invito ad entrare. Quando poi scopre l’immagine inquietante di un vecchio pagliaccio che sembra fissarlo con sguardo malefico si spaventa del tutto e decide di scappare via.

Nella notte l’immagine di quel pagliaccio non lo fa dormire e il giorno dopo decide di confidarsi con la sorella Alicia, scoprendo che lo stesso pagliaccio è stato sognato anche da lei, la notte precedente al loro trasferimento in quella strana casa.

Pensando di distrarsi, Max decide di fare un giro in paese con la sua nuova bicicletta e incontra Roland, un ragazzo del luogo che gli fa conoscere il paese e lo invita per il giorno seguente a fare delle immersioni in mare. Intende mostrargli il vecchio veliero sul quale ha viaggiato suo nonno, unico sopravvissuto e testimone della tempesta che lo ha fatto inabissare. Max accetta e decide di portare con sè anche la sorella.

La sera stessa i Carver visionano i filmini trovati in cantina che altro non sono che filmati sulla casa girati dai precedenti proprietari.. in quelle immagini Max riconosce il giardino di statue e si sente irrequieto perchè sente che qualcosa stona: le statue infatti sembrano disposte in maniera differente.

Il giorno seguente si reca in spiaggia con sua sorella per incontrare Roland e insieme si immergono.

Mentre attende che Roland risalga in superficie, Max vede la bandiera del veliero, il cui stemma riporta lo stesso simbolo della stella a 5 punte, già visto nel giardino di statue.

Più o meno nello stesso momento, sua sorella Irina vede dei movimenti strani nell’armadio della sua camera.. la chiave sembra girare da sola e la porta si spalanca improvvisamente. Inizialmente tranquillizzata nel vedere che si tratta solo del suo gatto, non si accorge che proprio dietro di lui si nasconde una figura pronta ad attaccarla: il temibile pagliaccio.Nel tentativo di scappare cade dalle scale e si procura una brutta ferita alla testa.

I tre ragazzi, Roland, Max e Alicia rientrano a casa dopo la loro immersione proprio mentre l’ambulanza sta portando via la piccola, entrata in coma.

Lasciati soli, rimuginano sull’accaduto e confrontano le loro opinioni: sta accadendo qualcosa di strano e tutti e tre sono concordi nel ritenere che quel qualcosa ha a che fare sia col veliero, sia con il giardino di statue. L’unico che può sciogliere il mistero e aiutarli a capire quello che sta succedendo è il nonno di Roland, Victor Kray. La sua storia sulla tempesta che ha inabissato il veliero sembra infatti fare acqua da tutte le parti (tanto per restare in tema).

Messo alle strette, il vecchietto racconta la storia dell’ambiguo Mr Cain.

La prima volta che lo ha incontrato era un ragazzino dell’età di Max. Si era recato con un amico alla fiera del paese e lì erano stati attratti in un tendone nel quale un indovino (che si faceva chiamare “Il Principe della nebbia”) aveva radunato attorno a sè un folto gruppo di persone, promettendo loro di esaudire il loro desiderio più grande. In cambio chiedeva obbedienza assoluta. Il suo amico  aveva chiesto all’indovino di far riassumere suo padre che quel giorno era stato licenziato dal posto in cui lavorava. L’indovino aveva esaudito il suo desiderio, ma dopo pochi giorni aveva chiesto che in cambio lui bruciasse un edificio. Il bambino non se l’era sentita e la notte stessa era sparito. Victor, corso a cercarlo per il paese, lo aveva ritrovato nello stesso luogo in cui il Principe era apparso loro la prima volta, trasformato in una statua di ghiaccio.

Dopo qualche anno, quando ormai aveva quasi scordato l’accaduto, Victor incontra nuovamente il Principe della Nebbia, che questa volta si fa chiamare Mr Cain e viaggia insieme ad un circo equestre. Anche in qs occasione riesce a non farsi attrarre dalle false promesse del mago/indovino, ma anzi ha con lui uno scambio piuttosto acceso.

Lo reincontra una terza volta, quando insieme al suo amico e compagno di università, Fleishmann, e la donna di cui entrambi sono innamorati, Eva, stanno festeggiando la fine degli studi. Fleishmann, ubriaco dopo i festeggiamenti, si fa irretire dal mago e chiede di esaudire il suo più grosso desiderio: sposare Eva. In cambio gli viene chiesto di sacrificare il suo primo figlio.

Si scopre così il legame tra la casa comprata dai Carver e il misterioso veliero.

Non posso proseguire oltre nella recensione, senza svelare qualcosa di troppo, per cui lascio che la vostra curiosità vi spinga a leggere il libro e a scoprire da soli l’intricato mistero e con esso il finale della storia.

Voto: 7

di chefdilibri Inviato su Lettura

Recensione: Kitchen

kitchenAutore: Banana Yoshimoto

Editore: Feltrinelli

Anno: 2002

Forse è il fatto che io abbia letto questo libro in un momento personale molto delicato, che me lo fa amare così tanto (e mi rende così difficile recensirlo).

Parla della morte, della solitudine di chi rimane e dei legami che si possono creare tra due persone, anche se non fanno parte della stessa famiglia. E’ un libricino piccolo, di pochissime pagine, eppure è scritto in maniera così delicata e toccante che non può non entrarti dentro e non farti sentire completamente coinvolto.

So già che “raccontandolo” non riuscirò a descriverne il fascino e la magia e un po’ mi spiace, perché vorrei invogliarvi a leggerlo e poi sentire i vostri pareri, capire se anche voi ne siete rimasti colpiti quanto me.

Si divide in tre parti: Kitchen, Plenilunio, Moonlight Shadow.

Kitchen

Mikage si sente sola e abbandonata dopo la morte di sua nonna. Era l’ultimo familiare rimastole dopo la prematura morte dei genitori e ora vivere in quella grande casa che ha condiviso con lei, con la consapevolezza di non avere più nessuno al mondo, la fa sentire persa, senza radici, senza nessuno su cui contare.

In questo stato d’animo sofferto, incontra Yuichi, suo compagno di università e amico di sua nonna e senza pensarci troppo accetta il suo invito a restare a casa sua e di sua madre fino a quando non si sentirà meglio.

In questo luogo neutro si abbandona ai ricordi e si rende conto che tra tutte le stanze della casa, quella in cui ha sempre cercato rifugio e conforto nei momenti difficili è sempre stata la cucina. E ruotano intorno alla cucina anche i momenti più intimi, di condivisione, con questa nuova famiglia.

E’ lì infatti che Eriko, la madre di Yuichi, le racconta la sua vita, il suo passato da uomo e la decisione di diventare donna. E’ lì che queste tre persone si riuniscono, creano un legame e diventano a tutti gli effetti una famiglia.

Grazie all’influenza positiva di Eriko, Mikage ritrova il proprio equilibrio interiore e decide di riprendere in mano la sua vita e di tornare a vivere da sola.

La frase conclusiva di questo primo racconto è molto significativa, perché fa comprendere come anche nei momenti più neri si possano trovare spunti di riflessione che aiutino a trovare dentro di sé la forza per rialzarsi:

***

“Diventerò grande, accadranno tante cose e toccherò il fondo molte volte. Soffrirò molte volte e molte volte mi rimetterò in piedi. Non mi lascerò sconfiggere. Non mi lascerò andare”.

 

Plenilunio

Mikage vive da sola, ha trovato la sua strada e abbandonati gli studi si è dedicata anima e corpo alla passione per la cucina, diventando assistente di una cuoca professionista. Una sera riceve una telefonata da Yuichi, che non sente da parecchio tempo, che le comunica che sua madre Eriko è stata assassinata da un ammiratore impazzito.

Sconvolta dalla notizia, decide di raggiungerlo e fermarsi a casa sua per qualche tempo.

Insieme a lui riflette sulla vita e sulla morte e su quello che Eriko ha rappresentato per loro. Entrambi si sentono dei sopravvissuti perché sono ormai soli al mondo e soffrono perché è come se la morte li circondasse e tutte le persone che amano dovessero morire. Ma dopo un primo momento di sconforto, Mikage si rende conto che la vita deve andare avanti e che non bisogna mai perdere la speranza.

***

“Avevo provato ad affidarmi completamente alla sorte, buona o cattiva che fosse. Mi sembrava che tutto sarebbe stato più facile. Ma quando capii che nemmeno questo serviva a rendere la vita più sopportabile, diventai anch’io un’adulta come tutti gli altri, capace di conciliare le cose più atroci con la vita di tutti i giorni”

***

Dovendo stare via per qualche giorno per lavoro, Mikage lascia la casa di Yuichi, ma continua a pensare a lui. A causa della sfuriata di una sua compagnia di università gelosa e all’incontro con una vecchia amica di Eriko, finisce poi per interrogarsi sui  suoi veri sentimenti nei suoi confronti.

Corre da lui in piena notte, per portargli del cibo consolatorio e si dichiara:

***

“Può darsi che in futuro stando con me conoscerai dolori, guai, problemi ma, se vuoi, costruiamo insieme una vita complicata, ma più felice di qualsiasi vita solitaria”

***

Il finale ve lo lascio immaginare.

Moonlight Shadow

Questo racconto, che non è incluso in tutte le versioni di Kitchen, è in realtà la tesi di laurea di Banana Yoshimoto. Io vi consiglio di cercare una versione che lo includa, perché è veramente molto bello.

Parla di una ragazza, Satsuki, che perde prematuramente il suo fidanzato e cade in una forte depressione, che le fa desiderare di essere morta con lui.

Ci sono delle frasi molto toccanti che rendono perfettamente l’idea del suo stato d’animo:

Con tutta me stessa avrei voluto fermarmi: smettere di camminare, smettere di vivere. Il pensiero che ci sarebbe stato un domani, e poi un dopodomani, e poi una settimana, non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni a venire con quella sensazione di sconforto totale mi ripugnava. Mi era ingrata anche la mia stessa figura che percorreva le strade come quelle di qualsiasi altro passante notturno senza rivelare lo scompiglio che aveva dentro

***

Volevo dormire alla luce delle stelle. Volevo svegliarmi nella luce del mattino. A parte questo, tutto il resto mi era completamente indifferente.

***

La separazione e la morte sono atroci. Però un amore che non sembri l’ultimo della vita, per una donna non è che un inutile passatempo.

***

Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli.

***

Per cercare di superare il dolore e distrarsi dal pensiero di Hitoshi, Satsuki va a correre tutti i giorni sulla strada che porta al ponte ed è proprio in una di queste cose mattutine che incontra una strana ragazza, mai vista prima.

Già dal primo sguardo sente per lei una forte simpatia e si accorge, osservandola, di provare una sensazione di tranquillità e pace. Si presentano e Uraka (così si chiama la ragazza) le confida che da lì a pochi giorni, proprio in quel punto, le succederà qualcosa di straordinario.

Incuriosita e affascinata da questa ragazza, che pur non conoscendola sembra capirla dal profondo, Satsuki accetta di rivederla.

Nel frattempo incontra il fratello di Hitoshi, che nell’incidente ha perso anche la sua fidanzata.

Satsuki rimane molto colpita dalla reazione di lui, che per ricordare il suo amore e renderle omaggio, indossa un vestitino alla marinaretta che era stato suo. In lui trova l’amore di un fratello, e il sostegno di un amico. Tra loro si crea un legame profondo, accresciuto dal dolore per le perdite che entrambi hanno subito.

Un giorno, mentre è a casa malata che cerca di riprendersi da un grosso raffreddore, riceve la telefonata di Uraka che le dice frasi molto confortanti che rappresentano una metafora della sua depressione e del dolore che sta vivendo:

“Il raffreddore, sai” disse Urara con voce calma, abbassando lievemente le palpebre, “adesso è nella fase peggiore. Stai cosi male che preferiresti morire. Però forse a questo punto non può peggiorare. Ogni persona ha limiti che non possono essere oltrepassati. E’ vero, in futuro il raffreddore ti potrebbe tornare, in una forma forte e altrettanto grave, ma se tieni duro forse non accadrà più per tutta la vita. E’ cosi che funziona. Puoi considerare inaccettabile la possibilità che torni, oppure, se torna dire a te stessa “Beh, ci risiamo di nuovo?” e tutto diventa molto più facile”

***

Nel corso di questa telefonata, Uraki le dà appuntamento appena prima dell’alba sul ponte (che è anche il luogo in cui lei e Hitoshi si incontravano sempre, dato che vivevano sulle sponde opposte del fiume). Le spiega infatti che una volta ogni 100 anni in corrispondenza dei grandi fiumi è possibile vedere un proprio caro che è morto. Questo può avvenire solo in circostanze particolari, quando i pensieri e i ricordi tra la persona che non c’è più e chi invece è rimasto, sono ancora in qualche modo legati.

Satsuki, con un misto di emozione e paura, si reca all’appuntamento e proprio mentre sta per venire l’alba, aldilà del fiume,  lo vede.

Vorrebbe correre da lui, abbracciarlo, parlargli ma non può… Lui la osserva, la saluta da lontano fino a che piano piano la sua immagine svanisce.

Dopo questo evento spettacolare e toccante, Satsuki capisce che è venuto il momento di andare avanti.

 Soffre ancora per lui, ancora sente la sua mancanza, ma capisce che la vita la sta chiamando e lei vuole vivere.

***

“Vorrei essere felice. Più della fatica di continuare a scavare nel fondo del fiume, mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato. Vorrei che tutte le persone che amo fossero più felici di quanto non siano.”

***

Questo romanzo mi ha molto emozionata perché mi ha dato speranza in un momento in cui lo sconforto ed il dolore prevalevano sul resto e mi ha aiutata a capire che se scaviamo bene bene dentro noi stessi, riusciamo sempre a trovare la forza per rialzarci, anche dai dolori più grandi.

Un altro messaggio che mi ha trasmesso è l’importanza di stare vicini alle persone care che stanno vivendo un momento difficile. E’ con l’amore che si possono superare tutte le difficoltà, è con la vicinanza ed il sostegno che possiamo aiutare chi amiamo a superare ogni paura.

Dedico questa recensione al mio amore. ❤

Voto: 9

 

Letture di Giugno

Ciao a tutti, sono tornata! In realtà non ero andata da nessuna parte, avevo semplicemente il blocco dello scrittore (scrittore si fa per dire 🙂 ) e tanti pensieri per la testa, per cui facevo fatica a dedicarmi a qualcosa di frivolo come il blog, però non ho mai smesso di cucinare e di leggere tanto, ma anche lì scrivere recensioni non è mica facile come dirlo!

In attesa di trovare l’ispirazione per recensire Pet Sematary di Stephen King, libro che mi è molto piaciuto, ho pensato di inaugurare una “rubrica” e fare un riepiloghino delle letture fatte nel mese. In questo modo vi fate un’idea dei miei gusti (e sticazzi direte voi :D) e magari trovate uno spunto per i prossimi libri da leggere.

Cominciamo da giugno quindi (devo recuperare gli arretrati).

La mia media di lettura è di circa 5 libri al mese, poi dipende dagli impegni, dal periodo (non sempre nei momenti di stress riesco a ritagliarmi spazi di relax per leggere) e da tante piccole variabili.. cmq diciamo che a giugno sono riuscita a mantenere il ritmo abituale.

TOP FIVE DI GIUGNO:

Pet SemataryAl primo posto metterei senza dubbio questo piccolo capolavoro del RE che parla di una famigliola (padre madre, due bambini e un gatto) che si trasferisce in una cittadina del Maine in campagna e fa amicizia con due simpatici vecchietti, loro vicini di casa.

Proprio grazie a questi vicini, che li portano a fare una gitarella in campagna, scoprono un antico cimitero per gli animali e da lì cominciano i misteri.. ma non vi svelo niente visto che avevo intenzione di recensirlo. Cmq,  libro fantastico Voto: 9

Io-Anna

Al secondo posto invece metterei questo bel giallo di Elsa Lewin, (scrittrice che non conoscevo). Racconta la storia di Anna che, per cercare di superare l’abbandono del marito, e ancora depressa e piena di rabbia per essere stata scaricata per una donna più giovane, si reca ad una festa per single e viene abbordata da un uomo interessante che la porta a casa sua. Lì per la prima volta in vita sua fa uso di droghe e perde la testa. In un momento di rabbia uccide l’uomo a colpi di sassofono, poi torna a casa, registra quello che è successo su un registratore e poi rimuove completamente l’accaduto. Nel trambusto della serata, dimentica a casa dell’uomo un ombrello. Da questo dettaglio partono le ricerche del Detective incaricato sul caso che la segue presentandosi sotto falso nome, instaura con lei un’amicizia e poi se ne innamora. Molto carino. Voto: 8

riti di morteQuesta autrice mi è stata fatta conoscere da un’amica che l’anno scorso mi ha prestato uno dei suoi libri.. non mi era dispiaciuto, così ho pensato di seguirla partendo dalla sua prima uscita.

I protagonisti di questa serie di gialli sono Petra Delicado, ispettore della polizia di Barcellona, e il suo vice Fermin. In questo primo romanzo  vengono descritte le loro storie e presentati i personaggi. Fa da sfondo la storia dello stupro di alcune ragazze.

Leggero, scorrevole. Voto: 6,5

la forma dell'acquaAltro autore a cui mi sto accostando solo adesso e siccome mi piace fare le cose fatte bene, anche in questo caso sono partita dalla prima avventura.

Nella zona della Mannara (ritrovo di prostitute) viene ritrovato il cadavere di un noto politico locale.  Tutti gli indizi portano a pensare che l’omicidio è avvenuto durante un rapporto sessuale e la colpa dell’assassinio sembra ricadere sulla bella Svedese Ingrid.. Solo Montalbano grazie alle sue intuizioni, riesce a capire che in realtà si tratta di una trappola.

Caruccio. Voto: 6/6,5

la casa rossa Ho letto sul blog di lettura su facebook una recensione di questo libro talmente bella ed entusiasta che mi è subito venuta voglia di leggerlo.

Ho chiesto alla mia fedele spacciatrice di libri (la mia amica che lavora in biblioteca) e tempo zero ce l’ho avuto sul comodino.

Parla di due fratelli che dopo la morte della madre decidono di fare le vacanze tutti insieme con le rispettive famiglie e durante il soggiorno forzato scoprono aspetti di sè che non conoscevano e riaprono vecchie ferite.

Forse sono io che non ho saputo cogliere l’essenza del racconto, ma ho trovato più bella la recensione del libro stesso. Voto: 5

Recensione: L’altra Donna del Re

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Autore: Philippa Gregory

Editore: Sperling & Kupfer

Anno: 2008

Mi sono interessata a questo libro perchè il film mi è piaciuto moltissimo e perchè adoro le storie che prendono spunto da fatti realmente accaduti. Il fatto il poi che fosse a sfondo storico ha aggiunto quel pizzico di “magia” in più che me lo ha fatto divorare fino all’ultima pagina.

Il romanzo è ambientato nel sedicesimo secolo, in Inghilterra, alla corte del Re Enrico VIII e narra la storia di due sorelle, Anna e Maria Bolena, che, spinte dall’ambizione della propria famiglia, vengono gettate prima l’una e poi l’altra tra le braccia del Re.

Detto così è riduttivo.

Dovete immaginare queste due sorelle, una ambiziosa, sicura di sè, caparbia, l’altra più timida, insicura, remissiva che si vogliono bene e non sanno fare a meno l’una dell’altra, eppure sono in continua competizione. E in mezzo a loro George, un fratello amatissimo da entrambe, che cerca di fare da paciere, assecondando di volta in volta i capricci della sorella “favorita”, ma senza mai dimenticarsi di sostenere anche l’altra, per non farla sentire trascurata.

Chi di noi ha una sorella, specialmente se più grande di età, può ben capire cosa significhi vivere costantemente nella sua ombra, combattuti tra ammirazione e affetto da un lato e voglia di emergere e distinguersi dall’altro.

Immaginate poi quanta competizione ci deve essere e quanta tensione, se entrambe le sorelle cominciano ad interessarsi allo stesso uomo!

La storia racconta che Enrico VIII, ossessionato perchè la moglie Caterina D’Aragona non riesce a dargli un figlio maschio che erediti il Regno, comincia a guardarsi intorno, tra le dame di compagnia della Regina, per individuare una possibile amante.

La famiglia Bolena, nella speranza di ottenere favori e crescere socialmente, decide di sfruttare al massimo la situazione e manda avanti la loro secondogenita Maria, già sposata (matrimonio combinato ovviamente) a William Carey, amico del Re.

Inizialmente le cose sembrano andare bene: lei, grazie anche ai consigli della sorella Anna, appena rientrata dalla Francia, diviene la favorita del Re e in breve tempo la sua amante. Gode di un momento di fama straordinario, il Re le regala gioielli, appartamenti e la sua famiglia ottiene terreni e benefici.

Quando scopre di essere incinta è al colmo della felicità, perchè lei il Re lo ama davvero e sogna un futuro insieme a lui. Questo forse è il suo primo errore, il secondo è quello di sottovalutare le ambizioni della sorella e la mancanza di scrupoli dei propri familiari che non esistano a farla “rimpiazzare” quando si accorgono che l’interesse del Re nei suoi confronti comincia a scemare.

Sono infatti il padre e lo zio di Maria che durante la sua seconda gravidanza incoraggiano la sorella ad attirare l’attenzione del Re per fare in modo che in caso di cambiamenti nelle sue preferenze, sia sempre una Bolena a restare al suo fianco per non danneggiare la famiglia.

Solo che Anna ha delle mire alte, non si accontenta di essere la sua beniamina e la sua amante, vuole diventare sua moglie, vuole essere acclamata come Regina d’Inghilterra.

Comincia così a lavorare di astuzia, per attirarlo sempre di più nella sua rete: gioca al gatto col topo. Un momento prima sembra desiderarlo, un attimo dopo si ritrae. Lo provoca fino a farlo impazzire di desiderio e poi gioca a fare la pudica. Lo tiene sulle spine con sagacia, convincendolo che l’unico modo per averla è ripudiare sua moglie e sposare lei.

Il Re si adopera per fare in modo che il matrimonio con Caterina d’Aragona venga annullato, con manovre non molto pulite che dureranno anni e termineranno con l’allontanamento della regina dal palazzo.

Così facendo si compie il destino di Anna che diventa sì Regina, ma attira su di sè le antipatie e l’odio del popolo.

La gente si rende conto che se perfino la Regina d’Inghilterra può essere ripudiata dal marito e il loro matrimonio annullato, attraverso leggi create ad hoc per ottenere i propri scopi, allora nessuno è più al sicuro.

Quando poi nemmeno lei riesce a dare al Re un erede maschio, ma anzi,dopo aver partorito una figlia femmina, continua ad avere un aborto dietro l’altro, i suoi rapporti con Enrico diventano sempre più tesi e lui comincia a rivolgere le proprie attenzioni verso Jane Seymour, una cugina appartenente alla famiglia rivale.

Presa dal panico, Anna compie gesti non proprio edificanti: brucia un neonato nato morto, consulta una strega per abortire il bimbo che porta in grembo e che non sente più muoversi dentro di lei e arriva a compiere l’atto peggiore, diventando l’amante del fratello.

Nel frattempo fra il popolo comincia a spargersi la voce che Anna appartenga alla stregoneria e questo spinge Enrico ad assumere una balia spia che quando lei partorisce un neonato morto e deforme, glielo va a riferire, come conferma dei suoi sospetti.

Tanto basta al Re per farla accusare di adulterio e stregoneria e farla rinchiudere nella Torre di  Beauchamp.

Oltre a lei vengono arrestati anche alcuni uomini, tra cui suo fratello, accusati di essere i suoi amanti.

La Corte della Corona si pronuncerà contro di loro e li farà giustiziare nel prato davanti alla villa.

Stessa sorte toccherà ad Anna, che verrà giustiziata nonostante le promesse del Re di concederle il perdono a patto che accetti di annullare il suo matrimonio con lui e andare in esilio.

Ma dove abbiamo lasciato Maria? La sorella remissiva che per accontentare le brame della famiglia è diventata la puttana del Re e poi è stata dimenticata da tutti?

Beh lei si è rifatta una vita in campagna e direi che tra tutti i Bolena è stata quella che ha fatto la scelta migliore.

Già dopo la prima gravidanza Maria aveva capito di non essere portata per la vita di Corte e aveva deciso che se le cose con il Re fossero andate male, si sarebbe recata nella tenuta di campagna della famiglia e avrebbe vissuto di quello, occupandosi dei lavori manuali a lei più congegnali, e crescendo sua figlia in semplicità. Quando poi ha avuto Enrico, il suo secondogenito, il pensiero di lasciare la Corte si è fatto via via sempre più vivido, ma i doveri verso la propria famiglia e la paura che ribellandosi avrebbe perso la possibilità di rivedere i suoi figli, l’avevano sempre frenata. E’ stato quando ha conosciuto William Stafford e si è innamorata di lui che ha trovato il coraggio di lasciare la corte e seguire i propri desideri.

Come dicevo, la scelta si è rivelata la più saggia, perché quando l’ira del Re si è abbattuta sui suoi fratelli e la sua famiglia è caduta in disgrazia, lei si è potuta tenere a distanza e condurre la vita che aveva sempre sognato insieme ai suoi figli.

Quello che emerge da questa lettura è la poca considerazione che si aveva della donna all’epoca. La si usava nei giochi di potere per ottenere favori, non ci si preoccupava dei suoi sentimenti e addirittura si arrivava a spingerla a diventare un’amante se questo conveniva alla famiglia. Quando poi non serviva più allo scopo, la si sostituiva con un’altra.

Ciò nonostante sono proprio tre donne ad essere protagoniste in questa storia:

  • Maria sottomessa ed ubbidiente e considerata sciocchina dai propri familiari che però quando si è trattato di decidere per la propria vita ha saputo compiere la scelta più saggia andando controcorrente;
  • Anna, ambiziosa e determinata che con malizia e astuzia ha saputo ottenere quello a cui molte altre ambivano ma che poi è caduta vittima dei suoi stessi giochi
  • Infine la Regina, che nonostante i capricci ed i tradimenti del marito, nonostante si sia cercato di infangare la sua persona inventandosi accuse inesistenti, non ha mai perso la propria dignità e il proprio coraggio

Quelli che sicuramente non escono bene sono le figure maschili.

Il Re capricciosissimo e incostante, gli zii e il padre delle Bolena cattivi e manipolatori, lo stesso George vittima delle sue stesse passioni non è mai riuscito ad imporsi, sempre vittima dei capricci di una o dell’altra sorella, mai in grado di decidere qualcosa per sé.

Per farla breve tanto nei romanzi, quanto nella vita, le Donne sono sempre le migliori 🙂

Voto: 9