Recensione: Kitchen

kitchenAutore: Banana Yoshimoto

Editore: Feltrinelli

Anno: 2002

Forse è il fatto che io abbia letto questo libro in un momento personale molto delicato, che me lo fa amare così tanto (e mi rende così difficile recensirlo).

Parla della morte, della solitudine di chi rimane e dei legami che si possono creare tra due persone, anche se non fanno parte della stessa famiglia. E’ un libricino piccolo, di pochissime pagine, eppure è scritto in maniera così delicata e toccante che non può non entrarti dentro e non farti sentire completamente coinvolto.

So già che “raccontandolo” non riuscirò a descriverne il fascino e la magia e un po’ mi spiace, perché vorrei invogliarvi a leggerlo e poi sentire i vostri pareri, capire se anche voi ne siete rimasti colpiti quanto me.

Si divide in tre parti: Kitchen, Plenilunio, Moonlight Shadow.

Kitchen

Mikage si sente sola e abbandonata dopo la morte di sua nonna. Era l’ultimo familiare rimastole dopo la prematura morte dei genitori e ora vivere in quella grande casa che ha condiviso con lei, con la consapevolezza di non avere più nessuno al mondo, la fa sentire persa, senza radici, senza nessuno su cui contare.

In questo stato d’animo sofferto, incontra Yuichi, suo compagno di università e amico di sua nonna e senza pensarci troppo accetta il suo invito a restare a casa sua e di sua madre fino a quando non si sentirà meglio.

In questo luogo neutro si abbandona ai ricordi e si rende conto che tra tutte le stanze della casa, quella in cui ha sempre cercato rifugio e conforto nei momenti difficili è sempre stata la cucina. E ruotano intorno alla cucina anche i momenti più intimi, di condivisione, con questa nuova famiglia.

E’ lì infatti che Eriko, la madre di Yuichi, le racconta la sua vita, il suo passato da uomo e la decisione di diventare donna. E’ lì che queste tre persone si riuniscono, creano un legame e diventano a tutti gli effetti una famiglia.

Grazie all’influenza positiva di Eriko, Mikage ritrova il proprio equilibrio interiore e decide di riprendere in mano la sua vita e di tornare a vivere da sola.

La frase conclusiva di questo primo racconto è molto significativa, perché fa comprendere come anche nei momenti più neri si possano trovare spunti di riflessione che aiutino a trovare dentro di sé la forza per rialzarsi:

***

“Diventerò grande, accadranno tante cose e toccherò il fondo molte volte. Soffrirò molte volte e molte volte mi rimetterò in piedi. Non mi lascerò sconfiggere. Non mi lascerò andare”.

 

Plenilunio

Mikage vive da sola, ha trovato la sua strada e abbandonati gli studi si è dedicata anima e corpo alla passione per la cucina, diventando assistente di una cuoca professionista. Una sera riceve una telefonata da Yuichi, che non sente da parecchio tempo, che le comunica che sua madre Eriko è stata assassinata da un ammiratore impazzito.

Sconvolta dalla notizia, decide di raggiungerlo e fermarsi a casa sua per qualche tempo.

Insieme a lui riflette sulla vita e sulla morte e su quello che Eriko ha rappresentato per loro. Entrambi si sentono dei sopravvissuti perché sono ormai soli al mondo e soffrono perché è come se la morte li circondasse e tutte le persone che amano dovessero morire. Ma dopo un primo momento di sconforto, Mikage si rende conto che la vita deve andare avanti e che non bisogna mai perdere la speranza.

***

“Avevo provato ad affidarmi completamente alla sorte, buona o cattiva che fosse. Mi sembrava che tutto sarebbe stato più facile. Ma quando capii che nemmeno questo serviva a rendere la vita più sopportabile, diventai anch’io un’adulta come tutti gli altri, capace di conciliare le cose più atroci con la vita di tutti i giorni”

***

Dovendo stare via per qualche giorno per lavoro, Mikage lascia la casa di Yuichi, ma continua a pensare a lui. A causa della sfuriata di una sua compagnia di università gelosa e all’incontro con una vecchia amica di Eriko, finisce poi per interrogarsi sui  suoi veri sentimenti nei suoi confronti.

Corre da lui in piena notte, per portargli del cibo consolatorio e si dichiara:

***

“Può darsi che in futuro stando con me conoscerai dolori, guai, problemi ma, se vuoi, costruiamo insieme una vita complicata, ma più felice di qualsiasi vita solitaria”

***

Il finale ve lo lascio immaginare.

Moonlight Shadow

Questo racconto, che non è incluso in tutte le versioni di Kitchen, è in realtà la tesi di laurea di Banana Yoshimoto. Io vi consiglio di cercare una versione che lo includa, perché è veramente molto bello.

Parla di una ragazza, Satsuki, che perde prematuramente il suo fidanzato e cade in una forte depressione, che le fa desiderare di essere morta con lui.

Ci sono delle frasi molto toccanti che rendono perfettamente l’idea del suo stato d’animo:

Con tutta me stessa avrei voluto fermarmi: smettere di camminare, smettere di vivere. Il pensiero che ci sarebbe stato un domani, e poi un dopodomani, e poi una settimana, non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni a venire con quella sensazione di sconforto totale mi ripugnava. Mi era ingrata anche la mia stessa figura che percorreva le strade come quelle di qualsiasi altro passante notturno senza rivelare lo scompiglio che aveva dentro

***

Volevo dormire alla luce delle stelle. Volevo svegliarmi nella luce del mattino. A parte questo, tutto il resto mi era completamente indifferente.

***

La separazione e la morte sono atroci. Però un amore che non sembri l’ultimo della vita, per una donna non è che un inutile passatempo.

***

Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli.

***

Per cercare di superare il dolore e distrarsi dal pensiero di Hitoshi, Satsuki va a correre tutti i giorni sulla strada che porta al ponte ed è proprio in una di queste cose mattutine che incontra una strana ragazza, mai vista prima.

Già dal primo sguardo sente per lei una forte simpatia e si accorge, osservandola, di provare una sensazione di tranquillità e pace. Si presentano e Uraka (così si chiama la ragazza) le confida che da lì a pochi giorni, proprio in quel punto, le succederà qualcosa di straordinario.

Incuriosita e affascinata da questa ragazza, che pur non conoscendola sembra capirla dal profondo, Satsuki accetta di rivederla.

Nel frattempo incontra il fratello di Hitoshi, che nell’incidente ha perso anche la sua fidanzata.

Satsuki rimane molto colpita dalla reazione di lui, che per ricordare il suo amore e renderle omaggio, indossa un vestitino alla marinaretta che era stato suo. In lui trova l’amore di un fratello, e il sostegno di un amico. Tra loro si crea un legame profondo, accresciuto dal dolore per le perdite che entrambi hanno subito.

Un giorno, mentre è a casa malata che cerca di riprendersi da un grosso raffreddore, riceve la telefonata di Uraka che le dice frasi molto confortanti che rappresentano una metafora della sua depressione e del dolore che sta vivendo:

“Il raffreddore, sai” disse Urara con voce calma, abbassando lievemente le palpebre, “adesso è nella fase peggiore. Stai cosi male che preferiresti morire. Però forse a questo punto non può peggiorare. Ogni persona ha limiti che non possono essere oltrepassati. E’ vero, in futuro il raffreddore ti potrebbe tornare, in una forma forte e altrettanto grave, ma se tieni duro forse non accadrà più per tutta la vita. E’ cosi che funziona. Puoi considerare inaccettabile la possibilità che torni, oppure, se torna dire a te stessa “Beh, ci risiamo di nuovo?” e tutto diventa molto più facile”

***

Nel corso di questa telefonata, Uraki le dà appuntamento appena prima dell’alba sul ponte (che è anche il luogo in cui lei e Hitoshi si incontravano sempre, dato che vivevano sulle sponde opposte del fiume). Le spiega infatti che una volta ogni 100 anni in corrispondenza dei grandi fiumi è possibile vedere un proprio caro che è morto. Questo può avvenire solo in circostanze particolari, quando i pensieri e i ricordi tra la persona che non c’è più e chi invece è rimasto, sono ancora in qualche modo legati.

Satsuki, con un misto di emozione e paura, si reca all’appuntamento e proprio mentre sta per venire l’alba, aldilà del fiume,  lo vede.

Vorrebbe correre da lui, abbracciarlo, parlargli ma non può… Lui la osserva, la saluta da lontano fino a che piano piano la sua immagine svanisce.

Dopo questo evento spettacolare e toccante, Satsuki capisce che è venuto il momento di andare avanti.

 Soffre ancora per lui, ancora sente la sua mancanza, ma capisce che la vita la sta chiamando e lei vuole vivere.

***

“Vorrei essere felice. Più della fatica di continuare a scavare nel fondo del fiume, mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato. Vorrei che tutte le persone che amo fossero più felici di quanto non siano.”

***

Questo romanzo mi ha molto emozionata perché mi ha dato speranza in un momento in cui lo sconforto ed il dolore prevalevano sul resto e mi ha aiutata a capire che se scaviamo bene bene dentro noi stessi, riusciamo sempre a trovare la forza per rialzarci, anche dai dolori più grandi.

Un altro messaggio che mi ha trasmesso è l’importanza di stare vicini alle persone care che stanno vivendo un momento difficile. E’ con l’amore che si possono superare tutte le difficoltà, è con la vicinanza ed il sostegno che possiamo aiutare chi amiamo a superare ogni paura.

Dedico questa recensione al mio amore. ❤

Voto: 9

 

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7 commenti su “Recensione: Kitchen

  1. E’ stato il primo libro che ho letto di Banana Yoshimoto ed è quello che mi porterei via, insieme al Signore degli Anelli, se dovessi abbandonare casa in tutta fretta e potessi portarmi solo una borsetta di libri. E hai perfettamente ragione, è scritto in modo dolce, delicato al punto che si installa dentro di te e tu te lo porti dentro come se fosse un pezzo di cuore o un tratto di vena. Bellissima recensione, complimenti!

  2. I primi libri della Yoshimoto sono tutti fantastici. Poi da “La piccola ombra” in poi é iniziata una clamorosa parabola discendente: non solo é diminuita drasticamente la qualità delle storie, ma anche l’ atmosfera dei suoi romanzi é diventata molto più cupa e depressa. In alcuni dei suoi libri la protagonista scoppia a piangere ogni 10 pagine, per dirti.
    Leggendo “Chie – chan e io” cominciai ad intravedere dei timidi segnali di ripresa; i romanzi successivi hanno confermato questa mia impressione, e adesso spero che la Yoshimoto si sia lasciata definitivamente alle spalle il suo periodo buio.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/.
    P.S.: Se dovessi abbandonare casa in tutta fretta, il libro che mi porterei dietro sarebbe senza dubbio “Il ballo tondo” di Carmine Abate.

    • Che bel commento, grazie! Corro subito a leggere il tuo post. Io della Yoshimoto ho letto anche Amrita.. sempre cupo ma bello e il coperchio del mare. Quali altri mi consigli, quindi? Se non erro ce n’è uno che si chiama “il corpo sa tutto”. Merita?

      • Fa parte della fase buia, evitalo come la peste. Ti consiglio di proseguire la tua esperienza della Yoshimoto con “Honeymoon.” Grazie a te per i complimenti, per la risposta e per il “Mi piace” (apprezzatissimo)! : )

  3. Pingback: Le letture di luglio | Parole di cioccolato

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