Recensione: Acido Solforico

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Autore: Amélie Nothomb

Editore: Voland

Anno Pubblicazione: 2006

Questo romanzo è in realtà una provocazione.

In una Società in cui l’immagine e l’apparenza hanno più importanza dei valori veri, l’autrice prova ad immaginare un reality show ambientato in un campo di concentramento simile a quello nazista, in cui i cittadini vengono rinchiusi, sottoposti ad umiliazioni e torture e infine uccisi, sotto l’occhio vigile delle telecamere.

I due personaggi che si contrappongono in questo romanzo sono da un lato la malvagia Zdena, leader dei kapò (che assomigliano in tutto e per tutto ai generali nazisti cui si ispirano) e dall’altro l’angelica e pura Pannonique, che finirà per diventare la portavoce del gruppo di deportati.

Procedendo nella lettura vedremo come Zdena svilupperà un’ossessione nei confronti della bella Pannonique e come questa ossessione la porterà dapprima ad essere sempre più violenta e aggressiva e poi a sviluppare un istinto di protezione nei suoi confronti, arrivando a passarle cibo di nascosto (che la nostra eroina dividerà con i suoi compagni di sventura) e a modificare i manganelli con cui la colpisce, per renderli leggeri e quindi innocui.

Vedremo come anche in mezzo ad umiliazione e dolore, Pannonique riuscirà a mantenere la propria dignità e ad essere sostegno e forza per gli altri deportati, riscuotendo in questo modo le simpatie ma anche le gelosie di alcuni compagni.

Senza cedere ai ricatti sessuali di Zdena, riuscirà a toccare la sua anima e a convincerla ad aiutare lei e i suoi compagni a fuggire dal lager.

Alla fine di questa esperienza si troveranno entrambe cambiate: Pannonique trovando dentro di sé la capacità di perdonare chi le ha fatto del male, Zdena scoprendo la gioia di aiutare un’amica in difficoltà senza pretendere nulla in cambio.

Quello su cui l’autrice ha voluto soffermarsi, però, non è stato solo il rapporto tra le due protagoniste e quindi tra bene e male, ma il ruolo che il pubblico ha avuto in tutta la vicenda.

Colpiti e indignati dalle parole di Pannonique, che durante la diretta televisiva li ha accusati di essere degli assassini, i telespettatori, non si sono però tirati indietro quando si è trattato di votare chi eliminare.

Nonostante gli appelli accorati apparsi sui giornali e l’indignazione che un reality di questo tipo poteva suscitare, il pubblico non ha smesso di seguire il programma, anzi, si è dimostrato sollecito nel voler partecipare attivamente, decidendo chi uccidere.

Con questo romanzo, secondo me, la Nothomb ha voluto porre l’accento in modo provocatorio sulla scala di valori falsati che la Società odierna impone, in cui una comparsata televisiva è quasi più importante di una vita umana.

Ha voluto mostrare, estremizzandola, quanto può essere bieca la natura umana, che dietro ad una facciata di finto perbenismo, può nascondere in realtà istinti deprecabili.

Ho apprezzato molto questo libro, che ho trovato interessante e originale.

Voto: 8,5

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