Gli ultimi giorni di Marilyn Monroe

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Autore: Keith Badman

Editore: Rizzoli

Anno: 2012

L’autore di questo libro è un giornalista specializzato in musica e cinema che per una volta ha voluto improvvisarsi detective e cercato di dipanare il mistero della morte di una delle più grandi icone del cinema, Marilyn Monroe.

Ancora adesso, a 50 anni dalla sua scomparsa, sono parecchie le bugie che ruotano attorno alla sua persona: presunti rapporti con la mafia, relazioni con personaggi celebri, malattie, aborti ed è davvero difficile capire dove finisce la realtà e dove cominciano le falsità.

Su di lei si è davvero detto tanto, troppo e si è arrivati anche ad infangare la sua memoria, per questo Keith Badman ha voluto indagare per saperne di più, per mostrare al pubblico anche la sua verità e “difendere” l’immagine di Marilyn.

Il quadro che ci mostra di lei è quello di una persona estremamente fragile, profondamente segnata dai drammi vissuti durante l’infanzia, che non ha mai superato la paura dell’abbandono che questi traumi le hanno procurato.

Ben diversa dalla “femme fatale” che fingeva di essere in pubblico, era in realtà una donna che cercava disperatamente l’affetto degli altri e lo faceva nell’unico modo che conosceva: attraverso il suo corpo.

Aveva capito che per attirare l’attenzione degli uomini, quello era lo strumento di maggiore impatto e allora lo sfruttava al massimo, dando sesso per ricevere amore, ma si è dovuta ricredere ben presto, quando si è accorta che per quanti partner potesse avere, per quante proposte matrimoniali potesse ricevere, il vuoto che sentiva dentro non si riusciva lo stesso a colmare.

E’ stato questo vuoto, quest’ansia di apparire, questo desiderio spasmodico di essere amata a farla precipitare sempre di più in un vortice di depressione, alcool, psicofarmaci.

A colpirmi non sono state tanto queste cose, che bene o male avevo già sentito o letto, quanto il constatare quanto fossero negative e deleterie le persone che aveva accanto.

“Amici”, colleghi, persino gli stessi medici che l’avevano in cura, sembravano mossi da interessi personali e invece di aiutarla, la sfruttavano al massimo per ottenere soldi, visibilità, fama riflessa.

L’unico che davvero l’ha amata e le è stato vicino fino alla fine è stato Joe di Maggio.

E’ commovente leggere le cose che ha fatto per lei quando era in vita, dimostrandole sempre affetto sincero e disinteressato e come ha continuato ad amarla e a rispettarla dopo la morte: il modo in cui ha allontanato i personaggi del jet set dal suo funerale, in modo che avesse una sepoltura dignitosa e come ha continuato fino alla fine a far recapitare un mazzo di rose rosse sulla sua tomba, dimostrando di non averla mai dimenticata.

Questo è amore.

E per ironia della sorte, proprio lei che cercava amore ovunque e nelle persone sbagliate, non si è mai resa conto di averlo lì a portata di mano, sotto i suoi occhi.

Quello che mi è piaciuto di questo libro è stato che ha dipinto una Marilyn molto più umana e naturale di quello che appariva nei suoi film o in quello che si leggeva e si legge tutt’oggi sui giornali. Una Marilyn donna come noi, con le sue fragilità, con le sue paure, che poi sono le stesse che molte di noi hanno: paura dell’abbandono, della solitudine, desiderio di essere amata.

Quello che mi è piaciuto meno è stato il tono didascalico ed eccessivamente prolisso in alcuni punti, ma forse era inevitabile per poter spiegare e far capire al lettore quello che l’attrice stava vivendo in quegli anni, che tipo di pressioni ha avuto, quali ansie stava vivendo e cosa l’ha portata ad abusare di alcool e farmaci.

Quello che mi ha insegnato questa storia è che anche le persone in apparenza forti e sicure di sè, attorniate da tanti amici, da fama e potere, in realtà possono avere delle fragilità e ritrovarsi alla fine della loro vita completamente sole.

Questo è molto triste.

Voto: 5

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