Torta Vegana al Cioccolato

1798617_358145121038612_2508399386075247120_nBuongiorno a tutti! Prima di pubblicare questa torta volevo aspettare, rifarla e fare delle foto decenti, ma dopo averla assaggiata ero così entusiasta del risultato che non ho potuto aspettare.

Da qualche tempo a questa parte sto facendo degli esperimenti per vedere se uova, burro e latte sono così indispensabili in cucina e ho scoperto che tutto sommato possono essere sostituiti con qualcosa di più sano. In questo modo anche chi ha intolleranze alimentari, o semplicemente problemi di colesterolo, glicemia, etc può mangiare senza stare male e senza sentirsi in colpa.

Dei vari esperimenti fatti, direi che questo è il più riuscito e sono contentissima perchè significa che sto cominciando ad essere bravina!

Sul sito Vegolosi ho trovato un articolo interessantissimo su come si possono sostituire uova e burro nei dolci e a furia di tentativi sto cucinando qualcosa di buono.

In questa ricetta ho sostituito 100 gr di burro con 125 gr di yogurt di soia e le 4 uova con 2 mele grattugiate (peso circa 200 gr)

Ingredienti:

  • 250 gr di cioccolato fondente
  • 100 ml di latte di soia (o latte senza lattosio)
  • 80 gr di zucchero
  • un vasetto di yogurt di soia (circa 125 gr)
  • 2 mele grattugiate (circa 200 gr)
  • 200 gr di farina autolievitante
  • una puntina di lievito per dolci (questo perchè non avendo le uova la torta tende a lievitare poco)

Preparazione:

Sciogliere il cioccolato a bagno maria, nel frattempo sbattere con le fruste lo yogurt e lo zucchero, aggiungere al composto la farina setacciata, il lievito e la mela grattugiata.  Importante è grattugiarla direttamente nel composto, così il liquido della mela aiuterà ad amalgamare gli altri ingredienti.

Aggiungere gradatamente il latte a temperatura ambiente, il cioccolato fuso e mescolare bene.

Foderare una tortiera di carta da forno, versare il composto e cuocere a 170 per circa 40 min

Appena sfornata la torta sembrerà molliccia, ma si assesterà una volta raffreddata.

Come sapore e consistenza ricorda i brownies americani.. OTTIMA!

10954317_357767381076386_3041753858901473549_n

Annunci

zuppa di lenticchie

20150102_203038

Non si può cominciare l’anno senza un buon piatto di lenticchie! A me cucinate nel modo tradizionale non piacciono, quindi ho ripiegato con una zuppetta piccante. L’idea l’ho presa navigando qua e là in rete e poi l’ho modificata a mio piacere. Nella foto ho usato al posto dei crostini dell’ottimo pane guttiau sardo.

Ingredienti:

  • 100 gr di lenticchie
  • una carota
  • Una bottiglia grande di passata di pomodoro  (a me piace la mutti)
  • Mezza cipolla
  • peperoncino
  • sale
  • pepe
  • Dadini di pancetta o di speck
  • rosmarino oppure timo e maggiorana
  • crostini o pane guttiau

Procedimento

Ho messo a bagno le lenticchie qualche ora, poi le ho scolate e fatte lessare in abbondante acqua in cui avevo immerso due carote.

In una padella antiaderente ho fatto imbiondire la cipolla tagliata non troppo finemente, il peperoncino e i dadini di pancetta  (a volte uso lo speck, dipende da cosa ho in casa). Poi ho aggiunto la passata di pomodoro, il rosmarino e un pizzico di sale. Anche qui, decido le spezie da utilizzare in base a quelle che ho in casa. Non sono male neanche timo e maggiorana. Faccio cuocere il sugo a fiamma bassa, se serve aggiungo un po’ d’acqua per evitare che resti troppo asciutto. A quel punto scolo le lenticchie leggermente al dente. Aggiusto il sugo di sale e pepe, aggiungo un filo di peperoncino se serve e poi unisco le lenticchie. Faccio cuocere tutto insieme per una decina di minuti e poi servo la zuppetta ben calda.

Coppette al mascarpone con pere e cioccolato

coppetteQuest’anno a Natale ho deciso che il dolce lo porto io e cosa c’è di meglio per fare una bellissima figura con amici e parenti che non preparare queste coppette meravigliose? La ricetta l’ho inventata io, prendendo spunto da un dolce che prendevo sempre in una pizzeria in cui andavo spesso anni fa. Si sono sempre rifiutati di darmi la ricetta e così ne ho inventata una mia.

La novità assoluta è che sono riuscita a prepararla tutta con ingredienti senza lattosio, il che la rende ancora più speciale.

Ingredienti

Per la Crema Pasticcera al cioccolato:

  • 250 ml di panna senza lattosio
  • 250 ml di latte senza lattosio
  • 100 gr di cioccolato nero fondente
  • 20 gr di farina
  • 20 gr di maizena
  • 2 tuorli
  • 100/125 gr di zucchero
  • una bustina di vanillina

Per la Crema al mascarpone:

  • 250 gr di mascarpone senza lattosio
  • 1 uovo
  • 4 cucchiai di zucchero
  • una bustina di vanillina

Per le coppette:

  • 2 pere
  • un cucchiaio di zucchero di canna
  • cannella
  • cacao amaro

 Preparazione

Cominciamo con preparare la crema al cioccolato: in un pentolino mettere la panna, il latte, una bustina di vanillina e portare ad ebollizione.

Nel frattempo in una terrina sbattere due tuorli e lo zucchero fino ad ottenere un impasto cremoso, aggiungere farina, maizena e continuare a mescolare. Una volta ottenuto un composto cremoso e senza grumi, versare la panna e il latte ancora caldi sulle uova e mescolare.

Rimettere tutto sul fuoco e fare bollire a fuoco medio fino a che il liquido non si sarà addensato.

A parte tagliare le pere a quadratini e metterle in un pentolino con un cucchiaio di cannella, un cucchiaio di zucchero di canna e mezzo bicchiere d’acqua. Cuocere fino a che le pere non si saranno ammorbidite.

Una volta pronti crema e pere si possono cominciare a formare le coppette: sul fondo mettere un cucchiaio di pere (o di più a seconda della dimensione della coppa) e poi coprire fino a metà coppa con la crema al cioccolato.

Per evitare che si formi l’antiestetica pellicina sulla crema occorre coprire ogni coppetta con una pellicola trasparente e lasciare riposare in frigorifero per due o tre ore.

Nel frattempo potete preparare la crema al mascarpone: in una ciotola sbattete il bianco dell’uovo a neve, in un’altra mescolate prima zucchero e tuorlo d’uovo e poi gli altri ingredienti. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati, unire l’albume e mescolare delicatamente dal basso verso l’alto.

Quando le coppette saranno ben fredde, unire la crema al mascarpone e dare una spolverata di cacao amaro.

Servire fredde

Supette di Cogne

supette (1)

E’ veramente moltissimo che non scrivo, il tempo è volato senza che me ne rendessi conto.

Per farmi perdonare per la prolungata assenza, torno con una ricettina che è qualcosa di sublime.

La prima volta che l’ho assaggiata ero in Valle D’Aosta, in una frazioncina vicina a Cogne, ed è stato amore al primo assaggio. Da allora, ogni volta che vado a trovare mia mamma in montagna mi faccio una bella scorpacciata e quando, come quest’anno, non riesco ad andarci, mia mamma mi porta a casa gli ingredienti e me la faccio da sola.

Perchè certo la fontina e il burro che si trovano dalle nostre parti sono buoni, ma niente a che vedere con quelli presi lì.

supette (2)

Gli ingredienti sono tutti quelli che vedete nella foto, anzi no, perchè manca la regina, vera protagonista di questa ricetta: la cannella!

La cannella in un piatto salato, direte voi, ma che sei matta? Eh.. dovete assolutamente provare per capire quanto invece sia azzeccata.

Ingredienti:

  • Riso
  • Brodo (di carne o di verdure, come preferite)
  • Cannella
  • Fontina
  • Pane secco
  • Burro a profusione

Preparazione:

Partiamo dal presupposto che questa non è una ricetta dietetica e nemmeno una ricetta adatta agli intolleranti al lattosio.. Io me la concedo una volta all’anno e la pago cara e salata, però sono convinta che ne valga la pena.. Voglio dire,  se ti togli anche il piacere della cucina che vita è?

Come prima cosa preparate un bel brodo e mentre cuoce, aggiungete una bella spolverata di cannella.

Fate tostare il riso in una pentola antiaderente e fatelo cuocere nel brodo preparato, aggiustando di sale e di cannella a piacere.

Questo potete tranquillamente prepararlo il giorno prima.

Prendete del pane secco, fatelo abbrustolire in una padella con un po’ di burro e lasciatelo raffreddare.

A parte, scaldate un bel quantitativo di burro con un po’ di cannella. Il burro deve cuocere parecchio, si deve sciogliere bene e prendere il colore marroncino della cannella.

A questo punto siete pronti per comporre questa lasagnetta meravigliosa

In una pirofila rettangolare mettete il riso preparato in precedenza, e copritelo con uno strato di fontina

supette (3)

Prendete poi il pane secco e fate un altro strato, che coprirete con un giro di burro fuso

supette (4)

Fate un altro strato di riso, aggiungete altro burro e infine terminate con uno strato di fontina.

supette

Date un altro giro di burro e infornate a 200° fino a che gli ingredienti non si saranno sciolti bene.

Servite ben caldo e godete!!!

 

 

Letture di Aprile: Harry Potter

IMG_8784-1(immagine presa dal web)

Era da tanto tempo che mi volevo approcciare a questa SAGA, ma ho sempre rimandato, vuoi per pigrizia, vuoi perchè avevo sempre altri libri sul comodino, vuoi perchè i fantasy non sono mai stati il mio forte. C’era anche una parte di me che li snobbava, credendoli libri per bambini e invece mi sono dovuta ricredere, perchè leggendoli mi sono affezionata ai personaggi e appassionata alle loro storie.

Li ho letti di corsa, tutti d’un fiato perchè ero curiosa di vedere come andava a finire, ma quando sono arrivata al 6°, il penultimo della Saga, ho rallentato per godermi la storia e assaporare le ultime avventure. Da una parte ero ansiosa di sapere, dall’altra volevo non finire mai, per non lasciare i personaggi.

E’ bello quando un libro, in questo caso una serie di libri, ti prende così tanto e ti fa dimenticare la realtà che ti sta intorno. In fondo è questo che noi lettori cerchiamo nella lettura: sogno, evasione, avventura. E devo dire che in Harry Potter troviamo un po’ di tutto questo.

Questa lettura mi è piaciuta tanto anche perchè l’ho commentata passo passo con una mia amica Carla, Fan nr 1 di Harry ed è stato divertente confrontare le nostre impressioni, esprimere i dubbi,  condividere le paure per la sorte dei personaggi, quasi come se si trattasse di una storia vera.

Ero indecisa se recensirli uno per uno o se fare una recensione cumulativa e alla fine ho deciso di parlarne in generale per evitare di dare delle anticipazioni e di rovinare la sorpresa a chi di voi non li ha ancora letti e magari passa di qui per caso.

Harry è in apparenza un bambino come tanti. Rimasto orfano all’età di un anno, viene affidato alle tutt’altro che amorevoli cure degli zii Petunia e Vernon Dursley, che lo costringono a vivere un’infanzia infelice, segregato in uno stanzino, costretto a subire le angherie dell’odioso cugino Dudley.

Il giorno del suo undicesimo compleanno, però, tutto cambia: riceve dapprima delle strane lettere, che gli zii cercano in tutti i modi di tenergli nascoste, e poi la visita del gigante Hangrid che gli svela una straordinaria verità: Harry è un mago e anche i suoi genitori lo erano.

Il ragazzino quindi scopre che tutte quelle strane cose che gli accadevano in apparenza senza la sua volontà (i capelli che gli crescono di notte da soli, il cugino che viene “spedito” sul tetto della scuola dopo l’ennesima vessazione nei suoi confronti) erano scaturite dai suoi poteri, sfuggiti al suo controllo.

Scopre anche che i suoi genitori non sono morti a causa di un incidente stradale, come gli zii gli hanno sempre fatto credere, ma sono stati uccisi dal malvagio Lord Voldemort. Harry scoprirà in seguito che il vero destinatario della sua maledizione doveva essere proprio lui e che la madre ha sacrificato la sua vita per salvarlo. La cicatrice che porta sulla fronte altro non è che la testimonianza dell’attacco subito da Lord Voldermort che l’ha lasciato illeso. Proprio il fatto di essere l’unico sopravvissuto all’attacco di questo potente e malvagio mago, fa di Harry una specie di eroe all’interno della comunità magica, ma gli attira anche le antipatie e le invidie di chi crede che la sua “fama” sia immeritata.

Nella scuola di magia di Hogwarts, che tutti i maghi hanno il diritto di frequentare al compimento dell’undicesimo anno di età,  farà la conoscenza di Ron Weasley e di Hermione Granger, che diventeranno i suoi migliori amici e i suoi compagni di avventura e instaurerà dei rapporti di amicizia che saranno destinati a durare negli anni e diventeranno il fulcro della storia.

Già dal primo giorno, infatti, Harry si troverà invischiato in misteriose avventure che lo porteranno a cercare di salvare non solo se stesso ma tutta la scuola dagli attacchi di Lord Voldemort e sarà grazie all’aiuto dei suoi amici, e alla fedeltà di chi gli vuole bene, che riuscirà a creare un vero proprio Esercito, (l’Esercito di Silente), determinato a combattere contro il male.

Credo che la morale della storia sia in parte anche questa: ok Harry è un predestinato, ha dei poteri straordinari e tutti lo ammirano, però da solo, senza l’aiuto dei suoi amici, non sarebbe andato molto lontano.

Una delle tante cose che mi sono piaciute è stato proprio vedere come i personaggi sono cresciuti, ognuno con le sue peculiarità e col suo ruolo e come i legami tra loro si sono intrecciati e rafforzati nel tempo.

Con il Terzo Volume della Saga (Il Prigioniero di Azkaban) abbiamo cominciato a conoscere qualcosa di più del passato di Harry e dei suoi genitori, perchè è stato introdotto il personaggio di Sirius Black, Padrino di Harry e abbiamo conosciuto Lupin, eccentrico professore, amico dei suoi genitori.

Questo volume della Saga è uno dei miei preferiti, perchè nei primi due volumi Harry vive la sua situazione di orfano con profonda sofferenza: non sa nulla della sua famiglia perchè gli zii si sono sempre rifiutati di raccontare qualcosa di loro, si sente solo, non ha un posto che possa davvero definire casa e invece con l’arrivo di Sirius finalmente conosce qualcuno che aveva un legame profondo con i suoi genitori e accarezza l’idea di lasciare casa degli zii. Per la prima volta si sente voluto, come se anche lui avesse una famiglia come tutti gli altri. E finalmente può fare delle domande su suo padre e sua madre senza essere sgridato o punito. L’ho trovato molto commovente.

Toccante è anche il rapporto che si viene a creare tra Harry e la Signora Weasley, madre di Ron, che si occuperà di lui come di un figlio e che cercherà, con le sue amorevoli cure, di compensare la figura materna. Vedremo come Harry, che non è abituato ad essere trattato con tanto affetto e premura,  si sentirà spesso soffocare da tutte queste attenzioni e tenterà dei moti di ribellione e di distacco.

Altro personaggio chiave è il Preside della scuola: Albus Silente, che diventerà per Harry un vero e proprio mentore.

Con saggezza e determinazione cercherà di stemperare la natura irruente e a volte impulsiva del protagonista, dandogli consigli e suggerendogli punti di vista differenti, per fargli inquadrare gli eventi in modo più oggettivo. Sarà a tutti gli effetti il punto di riferimento più importante per il nostro piccolo Mago con il quale, specialmente nel sesto volume, svilupperà un rapporto speciale.

Uno dei protagonisti definirà Harry “L’uomo di Silente sempre e comunque” e non c’è termine migliore per definire la fedeltà e l’estrema fiducia che  ripone in lui. Vedremo nell’ultimo volume, infatti, come Harry si affiderà ciecamente a lui, anche a costo di mettere a repentaglio la propria vita.

Segnalo, perchè molto bello,  il quarto volume (Il Calice di Fuoco), con un finale assolutamente inaspettato e struggente, ma non anticipo nulla perchè per goderne appieno l’emozione, va letto. Io ho letteralmente “bevuto” le ultime cento pagine.

Il Quinto (L’Ordine della Fenice) invece è pesante: lungo, difficile da leggere, antipatico direi, però vale la pena leggerlo perchè serve ad introdurre il Sesto (Il Principe di Mezzosangue) e il Settimo (I Doni della Morte) che sono dei piccoli capolavori.

Per tutta la Saga si avvertono, dietro la determinazione e, diciamolo, l’arroganza di Harry, la sofferenza e la rabbia per quanto gli è stato portato via troppo presto (la famiglia) e non si può fare a meno di fare il tifo per lui, di sperare che alla fine riesca a vendicarsi. Ma è anche inevitabile provare un pochino di antipatia nei suoi confronti quando lo si vuole dipingere come l’eroe del momento,  che deve sempre “salvare” tutti e sentirsi al centro dell’attenzione. Personalmente ho trovato molto umane le reazioni   di Ron,  stanco di essere l’eterno secondo. L’ho visto quasi come un Robin, nel fumetto Batman e Robin, anche se nel corso della Saga ha modo di riscattarsi e di dimostrare il suo valore in più di un’occasione.

Un aspetto che sia io che la mia amica Carla abbiamo notato, è la somiglianza tra le persecuzioni subite da Harry ed i suoi amici  ad opera dei Mangiamorte, alle persecuzioni degli Ebrei avvenute nella realtà.

Sembra quasi che la Rowling abbia cercato di raccontare la Storia a suo modo, per renderla comprensibile anche ai più piccini.

In effetti le assonanze sono tante: i Maghi che non praticano la magia oscura vengono perseguitati e uccisi e sono costretti a nascondersi, i Mangiamorte occupano la scuola e nella Città vige un clima di vero e proprio terrore, dove chi è diverso, chi non accetta le regole assurde imposte dai seguaci di Voldemort viene torturato e ucciso.

Fa spavento leggere tutto ciò in un libro per bambini, ma se si pensa che sono cose accadute realmente, beh non si può fare a meno di fermarsi un attimo a riflettere sul fatto che l’animo umano è capace di grandi atrocità e che spesso la realtà può essere più crudele della fantasia.

A parer mio, però, quello che la Rowling cerca di trasmettere è un messaggio positivo. In tutti i volumi della Saga ad emergere non è l’orrore per le malvagità commesse da Voldemort e dai suoi seguaci, ma piuttosto l’unione e la fedeltà che i protagonisti hanno gli uni nei confronti degli altri.

Lottano insieme per il raggiungimento di un bene comune e niente è lasciato al caso, perchè anche i personaggi che in apparenza posso sembrare “minori” (come Paciock e Luna, ad esempio) si riveleranno fondamentali per il proseguo della storia perchè saranno proprio loro che guideranno la rivolta, dimostrando tutto il loro valore e il loro coraggio nella battaglia finale.

Diciamocelo: se si fosse parlato solo di lui, del mago supereroe che affronta da solo tutte le avventure, ci saremmo stancati dopo il primo libro, invece a fare il successo di questa Saga è stata proprio la coralità: tutti sono protagonisti, tutti sono importanti per il raggiungimento dell’obiettivo, non solo Harry.

Ed è anche per questo che quando giri l’ultima pagina (dopo aver letto un finale un po’ troppo melenso e scontato per essere credibile), senti che tutti loro ti mancheranno, perchè ognuno ti ha regalato un’emozione e ti ha lasciato un “qualcosa”.

Ed è proprio quel qualcosa che rende un libro diverso e speciale rispetto agli altri e ti fa venire voglia di leggerlo e rileggerlo ancora.

Voto: 8

Cannelloni Funghi e Philadelphia

Cannelloni cotti

Buongiorno a tutti e buona domenica!

Prosegue, con ottimi risultati direi, la mia sperimentazione di ricette prive di lattosio.

Quella di oggi l’ho scelta partendo dalla ricetta base delle crepes salate che fa solitamente mia mamma e l’ho modificata adattandola alle mie esigenze. Nel ripieno ho messo poco grana per dare sapore, perchè il grana, seppure in moderate quantità, mi è concesso, però voi potete tranquillamente ometterlo se la vostra intolleranza è più grave della mia.

Ingredienti:

Per le crepes/cannelloni:

  • 50 gr di farina
  • 20 gr di burro di soia fuso
  • 50 ml di latte di soia più un paio di cucchiai per alleggerire il composto
  • 2 uova
  • un pizzico di sale

Per il ripieno:

  • una confezione di philadelphia senza lattosio
  • 300 gr di funghi
  • prezzemolo
  • un paio di cucchiai di grana
  • un paio di cucchai di latte di soia
  • sale e pepe q.b.

Per il sughetto:

  • 30 gr di farina
  • 2 cucchiai di vino bianco
  • 300 ml di latte di soia (io vado ad occhio)
  • aglio
  • olio
  • prezzemolo
  • sale e pepe q.b.

Preparazione:

Crepes:

Per prima cosa ho sciolto il burro in un pentolino e ho fatto raffreddare.

Nel frattempo ho sbattuto le uova con un pizzico di sale, poi ho aggiunto il latte, la farina setacciata, il burro e ho mescolato bene. Dato che il composto mi sembrava un po’ troppo denso, ho aggiunto ancora un paio di cucchiai di latte. Mi capita spesso, quando modifico una ricetta utilizzando ingredienti di soia, di dover aggiungere del latte, questo perchè non sempre la densità del latte di soia è la stessa di quello vaccino. La resa di un composto può risultare differente anche a seconda della marca utilizzata, perciò generalmente parto dalla ricetta base e poi mi regolo ad occhio.

A questo punto ho scaldato la mia fantastica nuova padella per crepes, spennellandola con pochissimo olio e ho fatto cuocere le mie crepes, pochi minuti per lato.

Ripieno:

Ho fatto imbiondire l’aglio in una padella con pochissimo olio e poi ho aggiunto funghi, prezzemolo, sale e ho cotto per una ventina di minuti, fino a che mi sembravano piuttosto croccanti.

Ho lasciato raffreddare i funghi e una volta freddi li ho tritati per bene con la mezzaluna.

In un’insalatiera ho mescolato il philadelphia, stemperandolo con qualche cucchiaio di latte, poi ho aggiunto i funghi, il grana e ho mescolato bene.

Dopodichè ho farcito le mie crepes, spalmandole con il ripieno e poi arrotolandole per formare dei cannelloni casalinghi. Ho preso una pirofila, ho versato un paio di cucchiai di ripieno sul fondo e poi ho adagiato i miei cannelloni fino a riempirla.

Sughetto:

In una padella antiaderente ho messo l’aglio, un filo d’olio e poi gli altri ingredienti: farina, latte, vino, sale, pepe, prezzemolo. Ho lasciato sul fuoco a rapprendere una decina di minuti, fino a che non si è formata una cremina che poi ho versato sui miei cannelloni.

Cannelloni

Volendo prima di infornare si può dare ancora una spolverata di grana, io mi sono dimenticata 🙂

Ho cotto per 15 minuti a 180°

Recensione: Per dieci minuti

Per dieci minutiAutore:  Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2013

Chiara è nata e cresciuta in un paesino sul lago a un’ora di strada da Roma, Vicarello.

Lì ha avuto i suoi primi successi, le sue prime delusioni, i suoi primi amori. Vive con il marito in una casa attaccata a quella dei genitori, con solo l’orto a dividerli e questo la fa sentire protetta e sicura, ma le impedisce anche di prendersi le responsabilità della sua vita da adulta. Sa che per qualunque problema le  basta “attraversare” l’orto, raggiungere i suoi e farsi aiutare. E, diciamolo, forse in fondo vivere così attaccata ai suoi le fa comodo perchè non ha tutta questa voglia di crescere.

Ma un bel giorno il marito, stanco di quella noiosa routine, le chiede di trasferirsi a Roma e la sua vita, improvvisamente,  cambia.

Chiara fa fatica ad ambientarsi lontana dalla sua famiglia, dal quartiere in cui è cresciuta, dal suo rassicurante lago e viene presa dall’apatia.

La poca voglia di mettersi in gioco, il suo lasciarsi vivere, a poco a poco finiscono per coinvolgere anche il suo matrimonio e suo marito, attratto da una donna più giovane, e affascinato dall’idea di vivere una relazione più spensierata, decide di lasciarla.

Il mondo le cade addosso: si ritrova sola, in una Città che non le piace e perde pure il lavoro,  rimpiazzata dalla diva televisiva del momento.

Le sembra di non avere più un motivo per continuare a vivere, eppure lei ancora non lo sa, ma è proprio da qui che la sua vita ricomincia ad acquistare significato. Ora non potrà più nascondersi dietro le spalle del marito, non avrà più la famiglia pronta a sorreggerla e a risolverle i problemi, dovrà per forza crescere, mettersi in gioco e costruire una nuova se stessa.

Si rivolge ad una psicologa che le dà un compito: ogni giorno per un mese, deve dedicare dieci minuti a fare qualcosa che non ha mai fatto, qualunque cosa, purchè sia nuova.

E così comincia questo gioco e scopre, giorno dopo giorno, dei lati di sè che non conosceva, ritrova la voglia di vivere, scopre persone e posti che, chiusa nel suo mondo ovattato e sicuro, aveva sfiorato senza veramente vedere.

E improvvisamente una mattina si accorge che quel dolore così grande che non la faceva respirare, gradatamente sta passando, che quella sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco non c’è quasi più e capisce di avercela fatta, di essere andata avanti:

“Ma poi è arrivata quella mattina. Dove misteriosamente ho sentito che non faceva più così tanto male là dove faceva male. O che forse, ormai, a quel dolore mi stavo abituando. E che in un modo o nell’altro, insomma potevo andare avanti.  Forse lo stavo addirittura già facendo”

Questo le dà lo stimolo necessario a crearsi degli obiettivi, a proseguire il romanzo che aveva nel cassetto, a trovare una trama che possa interessare il suo potenziale lettore.

E qui la Gamberale ha scritto una frase che da lettrice ho amato molto perchè racchiude un po’ l’essenza di tutti noi che ci rifugiamo nella lettura per evadere dai nostri problemi quotidiani e in un altro mondo in cui “rifugiarci” per continuare a sognare:

“Chi sono, dunque, “i lettori”?
Sono senz’altro persone molto diverse fra loro. Siamo diversi, appunto.
Molto diversi fra noi. Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarliNon ci somigliamo per niente anche se teniamo in mano, amiamo, detestiamo, e se per Natale regaleremo a chi ci è più caro, lo stesso libro.Non ci somigliamo per niente.
Fatalmente, è proprio per questo che, sì non c’è dubbio, Esistiamo.
Uguali solo a noi stessi, con la speranza di affidare a un’altra storia la nostra. Per perderla. Per ritrovarla. Per rimediare, in qualche modo, all’esistenza”.

Ma torniamo alla nostra Chiara, che grazie al gioco dei dieci minuti capisce che “il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano” e realizza che nascondendosi in un rapporto che la faceva sentire protetta, confinata in uno posto noto che le permetteva di lasciarsi vivere senza prendere nessuna vera decisione, in realtà stava perdendo delle occasioni.

“Perché nelle infinite semplificazioni con cui crediamo di metterci in salvo e dentro cui invece ci perdiamo, c’è una cosa, una soltanto, che non può venirci dietro, che non possiamo ingannare. Questa cosa è il tempo. Che è qualcosa di pochissimo, se siamo felici. È qualcosa di tantissimo, se siamo disperati. Comunque sta lì. Con una lunga, estenuante, miracolosa serie di dieci minuti a disposizione. Abbiamo l’occasione di farci quello che ci pare, con la maggior parte di quei dieci minuti. Ma ci sono momenti in cui non riusciamo proprio a coglierla, l’occasione. Ci sono momenti in cui, anzi, ci pare una disdetta. Quei momenti sono bugie. Per fortuna però ci sono momenti come questo in cui dobbiamo saltare”

E alla fine della sua esperienza capisce che spesso ci si sente terrorizzati da certi eventi che in realtà poi si rivelano necessari, per poter crescere.

“Ma Mio Marito mi ha raggiunto proprio in quel particolare punto di noi dove, se toccati, riusciamo a sentirci almeno un po’ speciali. Addirittura fantastici, in certi momenti. A casa… Ecco.  E quando un essere umano ti tocca lì, è dura farne a meno. Hai paura di perdere tutta te stessa perdendo lui. Ma non è così tu sei tu con o senza tuo marito”

Comprende  che la sofferenza provata a causa dell’abbandono del marito in realtà le è servita perchè le ha permesso di diventare una persona nuova, per certi versi migliore di quella che era insieme a lui.

Questa nuova consapevolezza di sè le dà la forza di non lasciarsi andare, di non accettare compromessi che ostacolerebbero la sua felicità e fa sì che lei accolga nella sua vita persone nuove che la agevolano nel percorso di crescita personale e ne allontani invece quelle che  rendono questo cammino pesante, faticoso.

“Ma credo ci siano persone che non dobbiamo sforzarci di accogliere: sono già entrate nella nostra vita mentre non ce ne rendevamo conto. Mentre a chissà cos’altro stavamo pensando E allo stesso modo,ci sono persone che non dobbiamo sforzarci di allontanare dalla nostra vita. Di fatto sono già fuori. Anche loro, sono uscite mentre non ce ne rendevamo conto”

E’ smettendo di restare aggrappati all’idea che ci si è fatta di certe persone  e di certi rapporti che permettiamo a noi stessi di vivere davvero e di prendere in mano la nostra esistenza.

Il senso del libro è proprio questo: a volte è proprio quando ci sembra di aver perso tutto e di aver toccato il fondo che la vita ci dona un’altra possibilità.

Sta a noi saperla cogliere.

Libro molto bello, voto 8

Riso Venere con Mazzancolle al Curry

Riso venere con mazzancolle_2

La ricetta di oggi l’ho inventata sul momento con quello che avevo in frigorifero.

E’ semplice, rapida da fare e buonissima! L’idea di mettere il riso negli stampini è di sicuro effetto e vi permetterà di fare un figurone con i vostri ospiti!

Ingredienti:

  • 200 gr di riso venere
  • 100 gr di mazzancolle
  • panna di soia
  • 1 cucchiaio di farina
  • pepe
  • curry

Preparazione:

Mettere l’acqua a bollire in una pentola e cuocere il riso venere per 45/50 minuti.

Nel frattempo pulire le mazzancolle togliendo i gusci.

In una pentola soffriggere l’aglio con un cucchiaino di olio, poi cuocere le mazzancolle a fuoco medio alto per qualche minuto.

Abbassare la fiamma e unire due cucchiai di panna di soia, una bella spolverata di curry, poi proseguire la cottura qualche minuto.  Per renderla più leggera (anche se la panna di soia non è pesante come quella tradizionale) ho messo solo due cucchiai, poi ho aggiunto un bicchiere di acqua tiepida e un cucchiaio di farina, che ho fatto sciogliere mescolando, per evitare che si formassero dei grumi.

A cottura quasi ultimata ho dato una spolverata di pepe e un altro giro di curry.

Quando il riso è giunto a cottura, l’ho scolato, fatto saltare un minuto con il sugo, poi l’ho messo negli stampi e ho impiattato.

Riso venere con mazzancolle_1

Polpettone ripieno ai peperoni con formaggio di soia

  

Polpettone ai peperoni

Oggi mi piacerebbe inaugurare una sezione di ricette per coloro che hanno delle intolleranze alimentari, perchè da quando la nutrizionista mi ha consigliato di eliminare latte e derivati (ad eccezioni del grana e del formaggio di capra) è diventato difficile trovare ricette che andassero bene e per un periodo mi sono arenata, cucinando sempre le stesse cose. In realtà è bastato documentarmi un pochino per scoprire che in alcune catene di supermercati si possono reperire facilmente alimenti privi di lattosio che hanno anche il vantaggio di essere privi di colesterolo e quindi più sani. Con un po’ di fantasia e voglia di sperimentare, si possono cucinare piatti che non hanno nulla da invidiare a quelli preparati con prodotti tradizionali.

Ingredienti:

  • 350 gr di carne trita di manzo
  • una confezione di formaggio di soia spalmabile (la valsoia si trova in tutti i supermercati)
  • 2 peperoni
  • un uovo
  • prezzemolo
  • formaggio grana
  • pan grattato
  • noce moscata
  • sale
  • pepe
  • aglio
  • burro di soia

Preparazione:

Tagliare il peperone a striscioline e cuocerlo in una padella antiaderente con poco olio e uno spicchio di aglio per circa 20 minuti (coperto e a fiamma bassa).

Nel frattempo in un’insalatiera mescolare la carne trita e gli altri ingredienti impastando bene con le mani fino a formare una palla che metteremo nel frigorifero per una ventina di minuti.

Dopodichè estrarre la carne dal frigorifero e stenderla fra due strati di carta da forno e appiattirla aiutandovi con un mattarello.

Rimuovere lo strato superiore di carta da forno, spalmare la carne di formaggio di soia e ricoprire con i peperoni

Polpettone ai peperoni ripieno

Piegare per il senso della lunghezza prima un lato e poi l’altro, dando la classica forma del polpettone e cercando di sigillare bene i bordi

Polpettone ai peperoni

Prima di infornare, mettere sulla superficie del polpettone qualche fiocco di burro di soia (reperibile da naturasì) e infornare per 40 minuti a 180°.

Consiglio a metà cottura di girarlo in modo che si colori uniformemente da tutti i lati.

Fetta di polpettone ai peperoni

 

 

 

Il disastro di San Valentino (crostata al doppio cioccolato)

Frolla al doppio cioccolato

Quando la mia amica Anya mi ha dato la ricetta di questa torta fighissima ho pensato “la metterò sul Blog per San Valentino e farò un figurone”.. Già mi immaginavo un titolo super e un post in cui ringraziavo lei che mi aveva dato la ricetta e la mia amica Barbara che mi ha supportata psicologicamente nella preparazione.. una roba che neanche alla premiazione degli Oscar!! E invece mi sono imbattuta nella mia solita imbranataggine e dopo aver speso una giornata intera a cucinare, aver ridotto la cucina in uno stato pietoso ed essermi ritrovata con la crema nascosta nei capelli e nei posti più impensati, la torta non è per niente venuta come mi aspettavo. Non vi mostro la foto dell’originale perchè non ho voglia di sentire un coro di “buuu” e perchè spero un giorno di riuscire a rifarla come la sua.

Per ora accontentatevi di questa che nonostante l’aspetto tremendo è venuta moooolto buona. Quindi, grazie Anya per la ricetta, la prossima volta mi impegnerò di più!

Ingredienti:

Per la Frolla:

  • 80gr di zucchero
  • 300 gr di farina
  • un uovo intero e  1 tuorlo
  • 130 gr di burro ammorbidito
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 bustina di vanillina
  • 30 gr di cacao in polvere (da mettere solo in una piccola parte dell’impasto)

Per la Crema al cioccolato fondente:

  • 50 gr di zucchero
  • 250 ml di latte
  • 1 uovo
  • 20 gr di farina
  • 50 gr di cioccolato fondente

Per la Crema al cioccolato bianco:

  • 50 gr di zucchero
  • 250 ml di latte
  • 1 uovo
  • 20 gr di farina
  • 50 gr di cioccolato bianco

Preparazione:

Come prima cosa bisogna preparare le creme, perchè andranno usate da fredde. Io le ho preparate al mattino e la torta l’ho farcita nel primo pomeriggio.

Mettete il latte a bollire in un pentolino e nel frattempo in una terrina lavorate l’uovo con lo zucchero.  Setacciate la farina e incorporatela poco alla volta all’uovo e allo zucchero, continuando a mescolare. Stemperate con un cucchiaio di latte, mescolate e poi mettete tutto sul fuoco, mescolando a fuoco moderato fino a che la crema non si sarà addensata.

A questo punto incorporate il cioccolato fondente tagliato a quadrotti e mescolate fino a che non si sarà sciolto.

[Quante volte ho già ripetuto “mescolare”???]

Versate la crema in una tazza capiente e copritela con la pellicola per evitare che si formi l’antiestetica pellicina.

Ripetete la procedura con il cioccolato bianco.

(Per non ripetere il tutto due volte, potete preparare la crema, dividerla a metà e poi successivamente incorporare i due cioccolati).

Per la frolla: mettete tutti gli ingredienti tranne il cacao nel robot da cucina o nella planetaria e impastate bene, dopodichè prelevate una piccola quantità di frolla e aggiungete il cacao. Sconsiglio vivamente di rimettere il tutto nel robot come ho fatto io perchè altrimenti vi ritroverete con l’impasto scomposto in tante piccole palline marroni [che bella immagine] che dovrete comunque reimpastare a mano.

Cmq.. se riuscite a sopravvivere a questa operazione senza ritrovarvi ricoperte di cacao, formate delle palle con i due composti, avvolgetele nella pellicola e mettetele in frigorifero per una mezz’oretta.

Passato questo tempo, toglietele dal frigorifero e aiutandovi con un mattarello infarinato formate un disco di frolla che andrete a mettere sulla tortiera.

Io ho usato una tortiera in silicone a forma di cuore perchè mi piace complicarmi la vita, ma se ne avete una rotonda, usate quella, magari ricoperta di carta da forno così siete più rapide quando dovete impiattarla.

A questo punto, [e se non vi è ancora venuto l’esaurimento nervoso, sappiate che vi verrà] dovete prendere l’impasto al cacao e fare un salsicciotto, stessa cosa la farete con l’impasto bianco che andrete ad intrecciare a quello al cacao.

Se siete delle brave massaie questa operazione vi verrà con facilità, se siete delle imbranate (tipo me) l’impasto al cacao si sbriciolerà sotto le vostre mani,  imprecherete per 20 minuti peggio di un camionista veneto e dopo aver sudato 7 camicie, riuscirete in qualche modo a piazzare questa treccia ai bordi della frolla a formare un fantastico decoro.

Ma non è finita!!!! [E qui ci starebbe bene la risata finale di Thriller, non so se avete presente]

Perchè a questo punto dovrete finalmente usare le due creme, mettendole in due sac a poche differenti..

ORA la ricetta originale prevedeva di creare dei cerchi concentrici alternando le due creme per poi fare una graziosa grechina aiutandovi con uno stuzzicadenti.. Vi assicuro che ci ho provato, ce l’ho messa tutta davvero, ma stava venendo una roba orrenda e ho desistito.

Per cui voi, se voi siete brave fate pure.. io mi sono limitata a sbattere la crema al cioccolato fondente a cazzuolate sulla frolla, poi ho fatto la stessa cosa con quella bianca e infine ho decorato con dei cuoricini di frolla bianca e al cacao.

Le macchie che vedete sono quelli al cacao..

Alla fine, prossima all’esaurimento nervoso e stanca morta, ho infornato per 30 minuti a 180°.

Consiglio di usare il forno ventilato (cosa che io ovviamente non ho fatto) e di mettere della carta da forno sulla frolla per evitare che bruci.

Vi assicuro che nonostante la faticaccia e l’imbranataggine evidenti, la torta era fantastiac.

Il gusto delicatissimo valeva tutti gli sforzi fatti!

Anche se devo dire che dopo questa prova DI SICURO da grande non farò il pasticcere!!